domenica 24 ottobre 2010

Siae e Youtube siglano un accordo di licenza. [SIAE] Edicola




D'accordo, è una svolta epocale, anche considerando il fatto che i due principali attori di questo accordo, SIAE e YOUTUBE, avrebbero potuto essere le parti avverse di un contenzioso in materia di diritto d'autore e internet.
Dalla lettura della nota stampa ufficiale, sul sito della SIAE, sembra chiaro che l'accordo è relativo all'uso delle musiche: i compositori, gli autori, in poche parole gli aventi diritto su un determinato brano musicale, potranno ricevere un corrispettivo in base alla visualizzazione dei video che contengono le loro opere (musiche). La rintracciabilità degli autori, ad opera di SIAE, è con molta probabilità possibile grazie ai contenuti video con "content-Id", in altre parole si tratta di video ufficiali.
Alcune domande, tuttavia, sorgono spontanee.
- Questa opzione utile alla rintracciabilità degli autori, mette in discussione la destinazione d'uso e la valutazione, relativamente all'accordo, delle migliaia di video non ufficiali, ovvero privi del "content-Id"?
- Poiché YOUTUBE è un provider di contenuti VIDEO, è previsto un diritto da corrispondere anche agli AUTORI VIDEO regolarmente iscritti alla SIAE, tra cui sceneggiatori, autori della parte letteraria o delle opere visive (Sezioni OLAF e DOR), o si tratta solo ed esclusivamente di MUSICA, sezione preponderante nell'attività di tutela dei diritti da parte di SIAE?


Per LEGGERE l'accordo "Siae e Youtube siglano un accordo di licenza" consultare la FONTE: Edicola SIAE.

lunedì 3 maggio 2010

7. La vita rubata di Mister Bean

Ph. Pietro Lama

Oltre i 30. Anni.
Ancora entro i 50.

Donne. Uomini.
Precari.











Insoddisfatti professionalmente.
Per lo più di cultura medio alta.
Spesso gente che ha studiato.

Per lo più single, con mille interessi da coltivare e una famiglia da rincorrere.
Qualcuno con un figlio e senza partner, qualcun altro senza partner e basta.
Chi con un divorzio prematuro segnato su quel curriculum sentimentale che ognuno di noi porta scritto addosso, nelle pieghe di un sorriso venato da una sfumatura vitrea, chi con uno o più amori naufragati e basta.
Un’intera generazione cui è stato rubato quasi tutto.
Figli senza raccomandazioni.
Figli ai quali era stato raccontato un sistema di valori che nel frattempo è crollato miseramente.
Figli che non hanno avuto se non troppo tardi quella stabilità economica che basta appena per mettere in piedi una famiglia, condannarsi a un mutuo, sperare in una casa. Giovani invecchiati nel legame coi contratti a progetto e nei piccoli ricatti della politica dei padri, avversa di fatto all’indipendenza effettiva, culla di una stabilità derisa e soppressa, coltivata nella continua e inevasa speranza di essere sorpresi e di sorprendersi.
Gente tenuta imbrigliata dal precariato, dai costi proibitivi della vita, dall’immobilità di uno stato che gestisce e guida una società che galoppa dentro una rivoluzione continua e mai annunciata, anzi, negata spesso proprio dal sistema dei “bilanci” e delle “scelte strategiche”, dai fenomeni di macroeconomia guidati da una politica addestrata a mestiere, agli stravolgimenti climatici causati da un mondo che si ribella a se stesso.
Il risultato è una generazione esplosa, invecchiata senza saperlo, ancora alla ricerca di un sogno da rincorrere e tremendamente affranta dalle necessità di una sopravvivenza sopraffatta dalla burocrazia dei padri, avvezzi al potere dei piccoli, quello che guarda al proprio orto come al migliore dei modelli possibili, e non si accorge che nel frattempo in casa del vicino si sta consumando un dramma silenzioso, fatto di piccole, inevitabili, demotivanti e banali battaglie quotidiane.
Bambini incarcerati in corpi da adulti. In una parola: Farfalle.

Nota d’autore.
Se qualcuno non ha compreso il significato di questo testo random peccato, ma posso capire.
Domani potrete vedere di là dal vetro del funzionario al quale vi rivolgerete per una pratica qualunque una delle tante facce di Mister Bean.
Non mi preoccuperei. È poco più che una presa in giro.

Alla prossima allora.


Link: http://www.hermesartstudios.com/foto/federico-opere/farfalle.htm



lunedì 21 dicembre 2009

Artemide delle città invisibili




« Noi abbiamo dottrina di non cercar la divinità rimossa da noi, se l’abbiamo appresso, anzi di dentro, più che noi medesmi siamo dentro a noi » (Giordano Bruno).

« Perciò bisogna concludere che al di sopra della nostra mente vi è una legge che si chiama verità e non c’è dubbio che esista una natura immutabile, superiore all’anima umana » (S. Agostino).


Artemide è una città intima, accogliente, calda, ariosa.
Artemide è fatta nel tempo, e di ogni epoca racconta e conserva di sé il meglio. In ogni pietra, ogni zolla di terra, ogni rivo, ogni roccia, ogni albero, ogni campo, forte e presente è la storia di Artemide, sicché i cittadini si sono obbligati a recuperare un antico palazzo, un vicolo, una piazzetta, un cornicione, un affresco, un pianoro coltivato, una via vecchia, l'ansa dimenticata di uno dei suoi ruscelli o un antico camminamento. Lo fanno ogni qual volta abbiano in animo di costruire un edificio nuovo, un nuovo progetto.
In Artemide, il nuovo e l'antico hanno uguale valore.
Per arrivare ad Artemide bisogna attraversare le campagne antistanti, tra viali alberati e strade di ghiaia, dolci pendii, tenute agricole, chine improvvise, ricchi uliveti e vigne rigogliose, coltivate con pazienza e atavica cura dalle generazioni degli abitanti che si avvicendano alla sua guida. L'ingresso alla città maestosa è segnato da un dolce declivio inanellato da due freschi torrenti, orditi di due file d'alberi ombrosi, il cui frusciare delle foglie al vento culla i sogni dei pescatori, che vanno sonnecchiando solitari sulle sponde, e il viandante che s'appresta all'arrivo in città, tra lo sfarfallio delle limpide acque, dai riflessi d'argento, e il guizzo improvviso dei pesci da risalita, impegnati a saltare la legata che si frappone tra loro e la meta. Seguendo il dolce pendio della via maestra, tra i due rivi all'ombra nodosa dei faggi antichi, l'ingresso ad Artemide si manifesta imponente sotto un archivolto disegnato al centro di una cinta di mura maiuscole, sorvegliato ai lati da due posti di guardia e anticipato da un ponte in legno, che quando la piena è di stagione, si leva ritto in seno alla porta, mentre le acque si incanalano tergendo i due lati e divergono sotto le mura, lasciando il passo libero al viandante sulla grande porta centrale.
Dall'alto del muraglione, una selva di fiori penduli e curatissime azalee sgargianti, disegnano di vivacissimi colori il profilo esterno della città, come fosse una bordatura opulenta di profumi, così che il viaggiatore, entrandovi, abbia l'impressione di varcare il soglio di un enorme e ben curato giardino.
All'interno, in Artemide, è tutto un alternarsi di piazze adorne di fontane zampillanti e vie graziose, su cui s'aprono le tante botteghe dei suoi abitanti.
Nella città, dalle mille fontane, sgorgano acque sorgive limpidissime, il cui approvvigionamento è assicurato da un enorme acquedotto a tripla arcata, che sposta il flusso adamantino di ben tre fonti differenti, la liscia, la gassata, la solfurea, dalle sorgenti delle anguste valli e dei cavoni, fin dentro la piazza centrale del borgo antico, saltando fossi, dirupi, forre, insenature naturali di rivi nascosti e improvvisi placidi laghetti, prima di aggrapparsi tenace e orgoglioso alle alte mura di cinta.
In Artemide, si potrà riconoscere lo zampillo d'acqua frizzante dalle bocche adorne delle fontane in marmo bianco zuccherino, modellate finemente da abilissimi maestri artigiani; le acque lisce sgorgheranno invece da forme ricavate nel grezzo travertino bianco latte, e le solfuree, acque vaporose, ambite da cittadini e villeggianti per le proprietà curative e taumaturgiche, sgorgano squillanti di sentori ameni da fontanelle modellate in peperino grigio, mentre la pietra cotta, di un peperino rosso luminoso e vivace, segnala al forestiero le solfuree calde, offerte negli anditi turistici di Artemide, tra basse piscine termali, rivestita da un bianco impasto di polvere di zolfo, salutare per la pelle, nei suoi trentotto gradi centigradi costanti, tra salutari effluvi benefici.
Ai cittadini e ai villeggianti non mancano i servizi, in Artemide, e con i servizi per il corpo, pari importanza hanno i servizi per lo spirito: nei suoi teatri, un minimo di tre spettacoli per sera, serate a tema nei suoi bistrot, concerti di musica colta nelle chiese, giochi popolari nelle piazze, percorsi guidati nei tre musei, quello dell'antico, quello del moderno, e quello del contemporaneo.
La storia di Artemide si legge nei vari strati delle sue terre, partendo dal ventre delle età primitive, tra le ninfe, nei fitti boschi, negli orridi dirupi, sotto il livello dell'abitato moderno, nei sotterranei templari, attraverso le vestigia nobiliari dell'età di mezzo, fin su, fino alle alte torri dei tempi correnti, passando con distrazione tra i vari stadi intermedi delle molte epoche che ad Artemide hanno lasciato un segno tangibile e importante: dall'umanità delle caverne tufacee, alle civiltà pagane, etrusche, romane, all'uomo del medioevo, e a quello delle corti rinascimentali, all'epoca barocca, illuminista, ottocentesca, moderna e contemporanea. Dal basso verso l'alto, in un salire di livelli e d'epoche storiche, tra il digradare dolce dei campi, e gli improvvisi crepacci orridi delle rupi di pietra friabile e antica, su, fino alla cinta muraria, e più su ancora, nei bei palazzi risplendenti per le vie del centro, fino alla suburra medioevale, intorno al castello protetto dai fossati, cascate d'acqua cristallina e ponti levatoi, e un maniero rimodellato su pianori etruschi, dinanzi alle città dei morti, necropoli sacre delle città dei vivi, visibili a un giro di sguardo di là dal fiume, giusto sotto le mura.
In mezzo, chiese, guglie, cupole e campanili d'ogni tempo, come fossero una sorta di memoria collettiva scritta nelle architetture, fino ai più moderni edifici in vetro e tufo, concepiti a uso dei nuovi cittadini e a servizio della florida città-museo.
Ad Artemide i cani si affacciano dalle finestre coi padroni, e i gatti ti osservano passare di là dai parapetti dei balconi, tra vasi di gerani in fiore e bouquet di lavanda e salvia aromatica, o da sopra i muretti bassi dei giardini pensili, sulle terrazze ombrose tra foglie leggere di limoni e ulivi.
Ad Artemide, i vecchi, seduti a chiacchierare per le vie del centro, ti sorridono davanti ai loro ingressi mentre passi, e spesso ti invitano ad entrare, per condurti, tra gli ampi ingressi dei bei palazzi, fin nel retro, dove conservano con cura diligente e saperi antichi, i vini delle annate migliori, stipati in odorose botti di legno all'interno di pregevoli cantine scavate a mano nella roccia, per offrirti un bicchiere di benvenuto, specie se sei uno straniero o un forestiero di passaggio, cosicché, lasciando Artemide, tu possa conservarne un buon ricordo, all'insegna di un racconto, di un aneddoto, di un sorriso, buoni a coltivare il desiderio di tornarvi.
Artemide è una città della memoria, una città dei segni, della storia, degli scambi. Artemide è una città del desiderio, una città sottile, con i suoi occhi, i suo nome, i suoi morti, il suo cielo. È una città continua, nascosta, celata, sfrontata, inversa.
Di là dai campi, dalle fronde degli alberi nodosi, dai rivi brillanti, dal muraglione austero, dai palazzi sontuosi, dalle rupi sorprendenti e dai fossi continui, Artemide si lancia in un tuffo salvifico fin dove può lo sguardo, scala dopo scala, fino al basso, giù, del porto, fin dietro la banchisa fitta di filari di barche variopinte, dei pescatori con le reti pastello, fino all'attracco delle solide bitte in bronzo allineate ad arte, fino al mare.
Pur immaginando una città in mille faccende affaccendata, in cui i mille e più balconi fioriti rispecchiano i mille e più colori delle attività dei suoi laboriosi abitanti, ad Artemide nessuno pare andar di fretta, anzi, dalla serenità e dalla calma dei loro passi, si potrà intuire la semplicità solenne e la gaiezza interiore dei cittadini, che al suono armonioso delle giocose campane issate sul palazzo del governo, sono informati perfettamente sul giorno, l'ora, e persino sul quarto, a seconda che suoni e riverberi nell'aria tersa questo melodico rintocco o quello, mentre le torri campanarie delle mille chiese ricordano le feste dei santi, i matrimoni, i nuovi nati, i funerali e i giorni di festa.
Ad Artemide non ci sono orologi né calendari.
Dalle campagne circostanti, sul calar della sera, si potranno ammirare giochi pirotecnici silenti lambire dai cieli le alte mura, e da quelle ricadere giocosi a pioggia sui ruscelli dei fossati sottostanti, inghiaiando d'oro, d'argento e lapislazzuli, il confine della città abitata, guarnita dalle luminarie variopinte tra i bagliori accesi delle vie brulicanti nei giorni di festa. In quei giorni, petali di fiori e tappeti di verdi foglie inondano il centro antico di profumi ed essenze naturali, sui motivi incastonati nei disegni o nei mosaici finemente cesellati sul selciato, sui lastricati di ciottoli e pianelle in cotto, mentre cortei di genti dagli abiti sontuosi celebrano con gare tra arcieri, cavalieri e cavalli, le vestigia e i fasti dei tempi andati, con processioni di santi e baldacchini con madonne portati in trionfo, a spalla per le vie dell'abitato. Poi, feste pagane nei tempi della vendemmia, del vino nuovo, della raccolta delle olive, dell'anno nuovo, della nuova stagione e della stagionatura dei formaggi, della rimembranza delle gesta dei suoi eroi e di cittadini illustri, dei fasti che furono come di quelli che sono e che saranno, delle mille tradizioni che qui, ad Artemide delle mille città, non temono il passo del tempo e trovano degno spazio, giusto riconoscimento, nelle attenzioni come nel tributo operoso dei suoi abitanti.
La notte, dopo il lungo cerimoniale delle cene conviviali, allestite nelle mille piazze, tra vicoli vivaci e scorci preziosi che non ti aspetteresti, nell'allegria goliardica delle mille taverne all'aperto, il salire lento di una coltre brumosa d'umidità, simile a una fitta spugna lattiginosa che risale imperterrita dalle valli, filtra le luci artificiali e opacizza le luminarie brillanti delle vie ingioiellate a festa, segnando l'ora del rientro nelle abitazioni, per l'agognato e meritato sonno ristoratore, mentre la brume notturna si avvia a prendersi cura dei giardini, con le sue finissime preziose stille di rugiada trasportate dagli aliti sospesi delle brezze lunari, che salgono dal mare agli altipiani fortificati, mescolandosi con quelle che arrivano dall'interno delle forre e giù nei calanchi, oltre le mura e sui terrazzi, per adagiarsi dolcemente sulla città, rinfrescando di un tenero risveglio gli animali e le genti ospiti in Artemide, nello sfavillìo della brina mattutina.
Sul far del giorno, gatti, cani, conigli, galli e altre bestie da cortile, animeranno liberi le vie del borgo, tra il brulichìo operoso delle donne e degli uomini che allestiscono allegramente le bancarelle dei commerci, delle arti e dei mestieri, in un mercato continuo tra piazze e vie, dove trovare esposto e alla portata di tutti ogni ben di Dio, mentre altrettanti uomini e donne si attivano per occuparsi della manutenzione della città, o per recarsi nelle campagne attigue, o per avviare i lavori del porto, o quelli rigogliosi delle terme, dedicarsi ai servizi, e allo studio. Sembrerebbe che ogni abitante si prenda cura di un animale, in Artemide.
L'arte, le scienze, la letteratura, gli antichi e i nuovi mestieri, il commercio, trovano ogni giorno nuovi impulsi tra le copiose vie, le piazze, le case, i cortili, i giardini, le terrazze di Artemide. Sulla piazza principale, che è la più bella per ampiezza, luce, e storia, l'acqua delle fonti zampilla giocosa da tre fontane, ognuna con il suo proprio gusto, addossate all'imponente palazzo della comunità, che si presenta con grandi vetrate e ampi finestroni, dove trionfano, sventolando gaie al sole, le bandiere e i vessilli delle frazioni, della città, del paese, e della corporazione di nazioni di quella parte di mondo invisibile cui Artemide appartiene.
Gli uomini preposti alla cura del bene comune sono scelti tra i giovani meritevoli di Artemide, e si obbligano ad acquisire il parere dei saggi e gli orientamenti dei giovanissimi, prima di assumere decisioni, avendo cura che i provvedimenti utili all'innovazione della città di oggi, e alla conservazione della città di ieri, producano solo vantaggi ed effetti positivi per i cittadini di sempre, di ieri, di oggi, di domani, per Artemide e per le sue campagne, per le città attigue e per l'insieme dei paesi e degli uomini degli altri mondi. Il loro principale compito è quello di influire positivamente nel benessere degli uomini che sono, che erano, e che saranno stati, preservando la cultura del rispetto delle epoche, dei mondi e della natura, di cui sono l'ultima diretta emanazione, e della storia, di cui sono il frutto che si rinnova nel tempo. Scelti per indole, e competenza, ognuno di loro dovrà avere capacità, cuore, partecipazione. I cittadini di Artemide li potranno scegliere direttamente, indicando il preferito per i servizi, per l'iniziativa pubblica, per gli insegnamenti, per il decoro e il mantenimento del bello urbano, delle terre e delle acque, per la salute, per la conservazione della storia, per le arti e i mestieri, per la mobilità, per l'intrattenimento, per la ricerca, per l'innovazione, per l'economato. Il risultato della consultazione popolare è una sorpresa, in Artemide, poiché non vi sono liste né candidati, e ognuno è libero di indicare il nome che più gli piace. I segnalati potranno svolgere il compito per il quale saranno stati scelti, a condizione che quello sia il loro mestiere, cosicché non sarà possibile eleggere un architetto per l'economato o un professore per la salute, bensì sarà normale vedere uno studioso impegnarsi nella ricerca, o un artigiano nella cura delle incombenze pubbliche delle arti e dei mestieri. È una delle tante risorse che chiamano competenza, e che valorizzano in base al merito, i cittadini di Artemide.
Ci sarà tempo per guardare i gatti che trascorrono le ore a guardare il tempo che passa, qui ad Artemide, ma ad Artemide, vuoi per sciatteria, presunzione, ingordigia, ignavia, cupidigia, invidia, tutte queste meraviglie i cittadini le hanno già perdute, divelte e compromesse, sotterrate per sempre nell'ignoranza tracotante dei delatori interni, facendo di Artemide una delle tante città invisibili, tutte uguali, le une alle altre.


giovedì 30 aprile 2009

18. Random. MA NON CHIAMATELO TEATRO

Mémoires d'amour - uno spettacolo HermesArtStudios


MA NON CHIAMATELO TEATRO
- La cultura è a monte di ogni progresso -


Un teatro è un teatro. Lapalissiano.
Una frase tanto banale da apparire scontata. Eppure no. Anche un concetto che sembrerebbe apparentemente inequivocabile, diviene spunto foriero di interpretazioni equivoche.
Ma andiamo per gradi.

Un teatro ha una platea e una galleria, un teatro ha un foyer, un bar, una sala stampa, un teatro ha i camerini, i servizi, l’ufficio del personale, quello della segreteria e quello della direzione.

Un teatro ha un palcoscenico, un retropalco, un’attrezzeria, un magazzino per le scenografie.
Un teatro è foderato di velluto, quando non lo è, i suoi palchetti sono comunque finemente decorati.
Se è moderno, sarà molto alto, con la possibilità di calare scene e far salire arredamenti.

Un teatro è un luogo sacro che quando entri lo riconosci subito, un posto dove lo scricchiolio delle assi del palcoscenico risuona nella sala mentre il ritmo del respiro del primo attore impegnato in una scena drammatica tiene il pubblico col fiato sospeso, col timore che uno starnuto partito accidentalmente dalla platea possa distruggere la magia e l’intensità del momento.

Un teatro è un luogo in cui l’acustica è progettata in modo sopraffino, per permettere al pubblico di sentire senza alcuno sforzo, e senza amplificazione, chiunque parlasse sul boccascena, o recitasse foss’anche con gemiti e sussurri, dal proscenio o sul palco. Un teatro è partecipazione emotiva.
Un teatro possiede le quinte, i praticabili, le americane e le graticce.
Un teatro possiede un parco lampade.
Un teatro possiede una cabina regia.

Un teatro ospita le arti della recitazione, della musica e della danza, e di tutte quelle arti dello spettacolo ispirate dalle muse Euterpe, Melpomene e Tersicore.
Un teatro è scienza, è comunicazione, è ricerca, è condivisione, è studio, è crescita civile e sociale.

Un teatro conferisce autorevolezza, lustro e importanza alla città che lo ospita, ma quel teatro che non dovesse funzionare regalerebbe un’immagine decadente di quella stessa città.

Il teatro ha un’infinita capacità di parlare alle emozioni della gente, con il sudore della gente, di quegli artisti e di quei tecnici che lavorano nel e per il teatro.

Un teatro è un luogo di lavoro, e che dà lavoro, è un luogo di incontro e di crescita, un luogo tra i migliori da custodire nella memoria delle nuove generazioni e un posto dove dirigersi sempre più spesso per distrarsi e curarsi l’animo per gli anziani.

Palazzo Farnese - settimana della culturaUn teatro ha bisogno di una programmazione, con spettacoli e allestimenti di una compagnia stabile e lavori proposti dalle compagnie di giro, in un cartellone che preveda matinée per le scuole, rassegne e incontri con i giovani, insomma, un teatro è un luogo dove organizzare spettacoli, eventi, attività didattiche, educative, ludiche e sociali, un luogo in cui si possano proporre esposizioni d’arte nel foyer, e iniziative culturali di vario genere da mettere in cantiere negli inverni rigidi e desolati.
Un teatro dovrebbe e potrebbe essere una vera alternativa, la possibilità per un adulto di trascorrere una serata o un pomeriggio nel caldo ventre materno della sala buia, mentre di fronte, sul palcoscenico, sapientemente illuminato ad arte, si muovono i bravi attori, trascinandolo per due ore o poco più nel mondo dei sogni e della speranza, e per un giovane un gioco nuovo ogni volta, in cui essere protagonista e artefice, ispiratore e condottiero, giocatore e strumento, attante e attore, a discapito della noia che coltiva bullismi, alcolismi e indesiderabili altri ismi di vario genere.

Un teatro non è un affare da campagna elettorale, da promettere prima e dimenticare dopo, un teatro è una cosa talmente futile da essere maledettamente seria, talmente inutile da apparire, oggi più che mai, assolutamente necessaria.

Un teatro è la rappresentazione della bellezza, e assorbire bellezza fa bene alla psiche, oramai finalmente s’è capito: la bellezza incide sulla psiche dell’uomo.
Ci sono voluti anni e anni di studi per arrivare a questa conclusione anche da un punto di vista scientifico senza tema di smentita, che bastava seguire il buon senso e avremmo potuto tirare le medesime conclusioni molto prima, a partire dall’antichità classica.
La bellezza aiuta la psiche umana, sì è detto, e una psiche serena e ben “nutrita” è il miglior direttore e arbitro del nostro corpo. Ecco perché c’è chi sostiene, con una qualche ragione, che le brutture facciano ammalare, e con la salute e il benessere psicofisico delle persone non si può scherzare, non adesso, non più.
Se ne deduce che per vivere meglio bisognerebbe essere circondati dalla bellezza.
Ebbene, un vero teatro è una fabbrica di bellezza per la psiche.
Così come lo sono i cinema e i musei: fabbriche di bellezza.
E così come le fabbriche inattive creano povertà e disagio economico, allo stesso modo fabbriche culturali inadeguate costituiscono la prima fonte del disagio sociale.
Se da bambino avessi avuto un TEATRO da frequentare, ricorderei con meno angoscia un periodo in cui il massimo del diversivo era la passeggiata domenicale.
Se da vecchio avrò un TEATRO nel quale accoccolarmi, potrò sperare di sedere in una bella sala elegante e riscaldata, all’interno di un ambiente che si cura un po’ di me, per evadere in due ore o giù di lì dai miei acciacchi senili, mentre fuori è freddo e piove.


Palazzo Farnese - settimana della cultura - uno spettacolo di Federico CaramadrePer queste ragioni, occorre investire in cultura, ora più che mai, e se la scuola non può andare a teatro, il teatro, quello vero, può andare nella scuola: un giorno attori, cantanti, tecnici di cinema e teatro finalmente insegneranno nella scuola.
Daranno lezioni ai ragazzi, insegneranno a pronunciare correttamente la nostra lingua sia agli stranieri che agli italiani; informeranno sulla serietà delle arti creative, faciliteranno la socializzazione con le dinamiche teatrali, impartiranno lezioni così curate e dettagliate che ne potranno beneficiare persino quei docenti che saranno chiamati ad assistere, supervisionare, collaborare.

La società civile ha bisogno di riscoprire il teatro, quello vero, così come ha bisogno del cinema, e nello stesso modo e per le medesime ragioni dei musei: dall’antico, al moderno, al contemporaneo.
Ne ha bisogno una città moderna, in cui vivere dovrebbe essere motivo di orgoglio e fonte di piacere.

A Reggio Emilia, nell'ottobre del 2004, si tenne un’importante conferenza internazionale sul tema del rapporto tra l'architettura e l'arte teatrale. Le cose di cui tener conto nella costruzione di un teatro sono talmente tante che ancora se ne discute.
Una cosa pare certa: un vero teatro non è una sala polivalente per attività politiche.

La società moderna ha bisogno dell'antica arte del teatro, e quella società che non dovesse sostenere il suo teatro è profondamente malata, se non addirittura moribonda.


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sabato 21 febbraio 2009

OPEN BORDERS, OPEN MIND

progetto Van Gogh - un gemellaggio didattico tra Italia e OlandaSpecial network Drenthe-Lazio


History

In october 2007 in the Netherlands, in the province Drenthe, a conference has been organised with the title: ‘open border, open mind’. The goal of this conference was that schools in Lazio (Italy) and Drenthe (Netherland) are coming in contact with one another and to start international activities (projects and exchanges).

The meeting of vmbo-schools in Drenthe with schools of the Italian province Lazio formed the start of the schoolnetwork Drenthe-Lazio.

At the school Roelof van Echten College in Hoogeveen at the location Dwingeland (theoretical way of learning) knows already several years international activities (exchanges and projects). So there has been an exchange with a school in Jicin (Tsjec Republic) and in Bracciano (Italy). In 2006 the Dutch Council for secondary education started a national innovative campaign ‘dare-share-do’. Schools could inscribe innovative projects. There were several prices of 50.000 euros to win. To win such a price the school had to make a projectplan to make clear how to share the innovative project/experience with other schools.







Bracciano

Roelof van Echten College knows already for several years an exchange with the scuola media S.Bosco in Bracciano. This historical city, 40 kilometers to the north of Rome, is visited by 40.000 Dutch tourists every year. The school is in the province Lazio. During the exchanges the teachers talked several times about possibilities for starting exchanging between other schools in Drenthe and Lazio. But unfortunately there were no financial funds.


Conference

The Roelof van Echten College made and sent in a project plan for the price with the title: ‘scambio Bracciano: a successful exchange for vmbo’. In the second round in January 2007 our school won the price.
Immediately the school started to work out a conference in Hoogeveen with a number of Italian schools. Roelof van Echten College succeeded in inviting and convincing a number of Italian schools to come to the province Drenthe. Also it invited a number of vmbo-schools in Drenthe. So in October 2007 the college could organise an international conference. The schools represented themselves during a market in the classroom of our school. There was a program with speeches and workshops for teachers, parents and schoolmanagement. The conference was finished with a Italian-Dutch song in which the cooperation between the schools was established.

Drenthe

The Italian teachers, parents and schoolmanagement didn’t only come to the conference. They had also a program to know better the province Drenthe and Holland. So there was a visit to Orvelte and the open air museum Ellert and Brammert in Schoonoord. And of course a visit to Amsterdam could not be forgotten. The visit of the Italian schools was finished by a visit and a dinner in the Groninger museum (modern art).
Lazio

During the visit of the Italian schools in October 2007 the Dutch teachers and schoolmanagement were invited to come to Lazio. So in the spring of 2008 several Dutchs schools went to Lazio. The Italian school had made a interesting program in which we could see the region Lazio and of course the city of Rome.
The municipality of Lazio (Bracciano) organised also a conference with the title ‘open border, open mind, growing together, to shape the future’. There were a lot of speeches of persons of the politics and school.Cooperating schools
The schools who are working together:

- Scuola media statale G.Bosco (Bracciano) and Roelof van Echten College (location Park Dwingeland, Hoogeveen);

- Sms Salvo d’Acquisto (Cerveteri) and Dr.Nassau College (Assen);

- Institute comprensivo Don Milani (Valcanneto) and the Krullevaar (primary school) and the Roelof van Echten College (location Griendtsveenweg) in Hoogeveen;

- Instituto comprensivo Titoni in Manziana and the Esdal Collegein Emmen;

- Instituto comprehensive (Trevignano) and CSG Dingstede in Meppel;

- Instituto comprehensive Stradella in Nepi and Castel S.Elia and the RSG Wolfsbos in Hoogeveen;

- Sms Scriattolli in Vetralla and CSG Vincent van Gogh in Assen;

- Sms Fantappiè in Viberbo and RSG Stad and Esch in Meppel.
Network

The schools in the network are coming three times in a schoolyear together to talk about several practical problems of international activities. We talk for instance about the problem of the lessons when teachers are abroad for international activities. But also how to motivate and involve other teachers in international activities. And how to integrate international activities in normal regular lessons.
1+1=3

There are at this moment not one but three networks. In the vmbo-network in Drenthe and in the network Lazio schools are coming in contact with one another beside of working together in the international network.
Schoolyear 2008-2009

In this schoolyear there will be 4 exchanges. And there will be several international projects. Also integrating international activities in the schools, which are involved in this network, will be more implemented in the schoolcurriculum. At the end of 2008 (beginning 2009) there will be a little book which schools can help in the process of organising an exchange in the school. In Drenthe, but also in Lazio, more and more students will have international experiences, which they will never forget.

(Fonte: national agency of Dutch schools; Olanda)


Il Blog di HermesArtStudios

Random è un diario di viaggio.

In queste pagine pubblichiamo post relativi ad aspetti culturali, sociali, artistici, di ricerca e racconti di varia umanità.

Buona lettura.
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