Il Blog di Random

Random è un diario di viaggio.
Random è
aperto a collaborazioni e contatti con artisti, ricercatori, docenti, autori.
In queste pagine vogliamo pubblicare post relativi ad aspetti culturali, sociali, artistici, di ricerca e racconti di varia umanità.

Buona lettura.
www.hermesartstudios.com


giovedì 10 novembre 2011

14. NON TI LAMENTARE. DIARIO


Non ti lamentare. Non lamentarti. Non essere pesante. Non essere critico.
Pensa al meglio. Guarda al bicchiere mezzo pieno.
Ricette sentite più volte.
Non c’è dubbio, occorre essere propositivi, positivi, guardare e sperare al meglio, e lavorare per questo. Ma le due cose possono viaggiare insieme, anzi, debbono. Se c’è qualcosa di cui davvero c’è bisogno, è affermare, adesso più che mai, il diritto a un’opinione, il diritto a pensare per proprio conto, il diritto a formarsi un parere ed esercitarlo, e insieme il diritto di poter cambiare idea.
Di questi tempi, il verbo “contestare” pare abbia assunto una connotazione negativa. Il “contestatore” pare debba essere indicato all’indice come fosse un appestato, invece no, posizioni distanti e foss’anche antitetiche sono il sale della democrazia, che si fonda proprio sul confronto tra le parti, e non sulla delegittimazione e l’insulto, o peggio ancora l’ingiuria, che è per sé deprecabile.
Dunque voglio lamentarmi, esercitare il giudizio critico, esercitare il diritto al ragionevole dubbio, considerare le cose secondo il mio punto di vista e rimetterle in discussione. Migliorare. Crescere.
Solo così sarò in grado di proporre, e di cambiare idea.
Alla prossima allora

.

mercoledì 5 gennaio 2011

29. ROMA. Raccordo anulare a pagamento

Roma. Raccordo anulare. Uscita per l'ospedale S. Andrea

Roma.
Pagare il transito sul raccordo anulare?!
Il raccordo anulare rappresenta, da sempre, un servizio per gran parte delle persone che vanno a lavorare, pendolari che, dalle province limitrofe alla capitale, si spostano ogni giorno in un andirivieni soffocante, senza l'ausilio di mezzi pubblici adeguati e relative infrastrutture.

Il continuo aumento del costo della vita, il caro casa e l'offerta aggressiva dei moltissimi costruttori che hanno cementificato intere aree intorno alla capitale, deturpando risorse e territorio, ha obbligato moltissimi lavoratori ad optare per una casa "fuori dall'anello ferroviario", in altre parole, al di là del raccordo.
 Oltre al lavoro, anche i servizi essenziali, come i PRESIDI OSPEDALIERI, sono oramai in via di collocamento all'interno del raccordo, anche considerando la CHIUSURA per "riconversione" di moltissimi ospedali della regione Lazio.
Ciò significa che, per lavoro, per la salute, e dunque per necessità, una moltitudine di persone saranno in un prossimo futuro letteralmente obbligate a transitare sul raccordo anulare.
Ci sono mezzi pubblici adeguati, in alternativa all'auto privata? Ovviamente no.
E' pensabile acquistare una casa all'interno del cosiddetto anello ferroviario romano?
I prezzi sono proibitivi.
Nel frattempo, come detto, chiudono gli ospedali delle province limitrofe all'area metropolitana della capitale, mentre per sostare al di fuori di un ospedale romano si è obbligati a pagare cifre che si aggirano intorno ai 3 euro ogni ora, praticamente, considerando lo stipendio medio attuale, cifre da strozzinaggio.
Come gli ospedali, dentro e fuori dal raccordo, i parcheggi, anche il raccordo anulare è stato faticosamente costruito, nel corso degli anni, con i soldi delle tasse dei contribuenti, che sono, e dovrebbero rimanere, i primi beneficiari, senza subire la gestione in appalto di qualche imprenditori che fa gli affari con la gestione della cosa (ex) pubblica.

Pagheremo per andare a trovare i nostri cari il transito su strade già intasate, pagheremo per il parcheggio, così come abbiamo già pagato con le tasse quei lavori infiniti per la terza corsia.

Link su Facebook: raccordo anulare a pagamento

sabato 25 dicembre 2010

27. OSPEDALI. Negli anni '50, qui, nascevano bambini (I parte)

Ph. 2010 Federico Caramadre
La sbarra biancorossa all'ingresso manovrata da un metronotte dentro un gabbiotto chiarisce subito che si entra a piedi. L'auto fuori, in un parcheggio di fortuna, dove si può, sul ciglio della strada.

In fondo a un viottolo di pietra stampata a mattoni, l'ingresso fatiscente del pronto soccorso, odoroso di gasolio e luminoso di neon infreddoliti da brividi di luce intermittente.

Dentro un androne che sembra un garage, il letto con la donna che cerco, sola, con nessuno intorno e una gamba spezzata dall'età.

Entro diretto seguendo il filo tenue e stridulo del lamento che riconosco e la trovo lì, in balìa di se stessa, che tenta di muoversi, anche se non dovrebbe, non si sa ancora bene cosa sia successo. Nessuno mi ferma, nessuno mi chiede, nessuno si occupa di lei, lì, scaricata come un collo da trasporto dalla coppia del 118 che è già ripartita per altri soccorsi. Gemiti, lamenti, urla senza virgole, per un pensiero che va diritto su ossa franate sotto il peso degli anni.

Le fa male la gamba, le metto una mano dietro la schiena, per sorreggerla, poi la testa, e con l'altra mano le immobilizzo gli arti inferiori, ogni minimo movimento un grido di dolore, ogni nuova posizione un possibile peggioramento se, come è probabile, si tratta di fratture.

Poi tutto il resto: le radiografie, l'attesa obbligata in un andito lugubre, la sentenza, le firme per l'assunzione di responsabilità, "non c'è posto", "iniziamo a chiamare altri ospedali", non mi dicono come sta che cos'ha, no, mi dicono che per legge devo firmare se rifiuto il trasferimento, già, la burocrazia prima di tutto, "l'assunzione di responsabilità", prima delle spiegazioni, prima del cuore, prima dei sentimenti, prima degli affetti, già, "iniziamo a chiamare altri ospedali, qualcuno risponderà, oppure, se la vuole lasciare qui, ginecologia".

Sì, perché in questo ospedale, già dagli anni '50, nascevano bambini. Tanti. E tanti ne nascono ancora, in questo comprensorio, ma il reparto di ostetricia è stato chiuso: li chiamano tagli di bilancio. Il prossimo ospedale possibile è a più di 40 km di impossibili strade di provincia.

E allora succede che nel reparto di ginecologia c'è tutto il posto che si vuole, perché non ci sono né puerpere né gestanti, qui: per ritrovarle bisognerà arrivare in città, nella confusione della capitale. Così ti arriva netta una sensazione, insieme a una domanda: non è che invece di andare avanti, andiamo indietro?! Un paese che non guarda al futuro, che vede peggiorare situazioni di utili di fatto, come un presidio ospedaliero, portandole sulla strada di una lenta agonia, che prelude alla chiusura, in nome dell'economia, come se un servizio pubblico debba essere sottoposto alle leggi di mercato, è un paese in declino.

Se un ospedale è un servizio alla collettività, deve essere antieconomico, altrimenti non è più un servizio, ma un prodotto da vendere, come qualsiasi altro. Con la differenza che si mercanteggia con il dolore delle persone.

Negli anni '50, qui, nascevano bambini.

domenica 24 ottobre 2010

Siae e Youtube siglano un accordo di licenza. [SIAE] Edicola




D'accordo, è una svolta epocale, anche considerando il fatto che i due principali attori di questo accordo, SIAE e YOUTUBE, avrebbero potuto essere le parti avverse di un contenzioso in materia di diritto d'autore e internet.
Dalla lettura della nota stampa ufficiale, sul sito della SIAE, sembra chiaro che l'accordo è relativo all'uso delle musiche: i compositori, gli autori, in poche parole gli aventi diritto su un determinato brano musicale, potranno ricevere un corrispettivo in base alla visualizzazione dei video che contengono le loro opere (musiche). La rintracciabilità degli autori, ad opera di SIAE, è con molta probabilità possibile grazie ai contenuti video con "content-Id", in altre parole si tratta di video ufficiali.
Alcune domande, tuttavia, sorgono spontanee.
- Questa opzione utile alla rintracciabilità degli autori, mette in discussione la destinazione d'uso e la valutazione, relativamente all'accordo, delle migliaia di video non ufficiali, ovvero privi del "content-Id"?
- Poiché YOUTUBE è un provider di contenuti VIDEO, è previsto un diritto da corrispondere anche agli AUTORI VIDEO regolarmente iscritti alla SIAE, tra cui sceneggiatori, autori della parte letteraria o delle opere visive (Sezioni OLAF e DOR), o si tratta solo ed esclusivamente di MUSICA, sezione preponderante nell'attività di tutela dei diritti da parte di SIAE?


Per LEGGERE l'accordo "Siae e Youtube siglano un accordo di licenza" consultare la FONTE: Edicola SIAE.

lunedì 3 maggio 2010

7. La vita rubata di Mister Bean

Ph. Pietro Lama

Oltre i 30. Anni.
Ancora entro i 50.

Donne. Uomini.
Precari.

Insoddisfatti professionalmente.
Per lo più di cultura medio alta.
Spesso gente che ha studiato.

Per lo più single, con mille interessi da coltivare e una famiglia da rincorrere.
Qualcuno con un figlio e senza partner, qualcun altro senza partner e basta.
Chi con un divorzio prematuro segnato su quel curriculum sentimentale che ognuno di noi porta scritto addosso, nelle pieghe di un sorriso venato da una sfumatura vitrea, chi con uno o più amori naufragati e basta.
Un’intera generazione cui è stato rubato quasi tutto.
Figli senza raccomandazioni.
Figli ai quali era stato raccontato un sistema di valori che nel frattempo è crollato miseramente.
Figli che non hanno avuto se non troppo tardi quella stabilità economica che basta appena per mettere in piedi una famiglia, condannarsi a un mutuo, sperare in una casa. Giovani invecchiati nel legame coi contratti a progetto e nei piccoli ricatti della politica dei padri, avversa di fatto all’indipendenza effettiva, culla di una stabilità derisa e soppressa, coltivata nella continua e inevasa speranza di essere sorpresi e di sorprendersi.
Gente tenuta imbrigliata dal precariato, dai costi proibitivi della vita, dall’immobilità di uno stato che gestisce e guida una società che galoppa dentro una rivoluzione continua e mai annunciata, anzi, negata spesso proprio dal sistema dei “bilanci” e delle “scelte strategiche”, dai fenomeni di macroeconomia guidati da una politica addestrata a mestiere, agli stravolgimenti climatici causati da un mondo che si ribella a se stesso.
Il risultato è una generazione esplosa, invecchiata senza saperlo, ancora alla ricerca di un sogno da rincorrere e tremendamente affranta dalle necessità di una sopravvivenza sopraffatta dalla burocrazia dei padri, avvezzi al potere dei piccoli, quello che guarda al proprio orto come al migliore dei modelli possibili, e non si accorge che nel frattempo in casa del vicino si sta consumando un dramma silenzioso, fatto di piccole, inevitabili, demotivanti e banali battaglie quotidiane.
Bambini incarcerati in corpi da adulti. In una parola: Farfalle.

Nota d’autore.
Se qualcuno non ha compreso il significato di questo testo random peccato, ma posso capire.
Domani potrete vedere di là dal vetro del funzionario al quale vi rivolgerete per una pratica qualunque una delle tante facce di Mister Bean.
Non mi preoccuperei. È poco più che una presa in giro.

Alla prossima allora.


Link: http://www.hermesartstudios.com/foto/federico-opere/farfalle.htm




http://www.hermesartstudios.com/