lunedì 3 maggio 2010

7. La vita rubata di Mister Bean

Ph. Pietro Lama

Oltre i 30. Anni.
Ancora entro i 50.

Donne. Uomini.
Precari.











Insoddisfatti professionalmente.
Per lo più di cultura medio alta.
Spesso gente che ha studiato.

Per lo più single, con mille interessi da coltivare e una famiglia da rincorrere.
Qualcuno con un figlio e senza partner, qualcun altro senza partner e basta.
Chi con un divorzio prematuro segnato su quel curriculum sentimentale che ognuno di noi porta scritto addosso, nelle pieghe di un sorriso venato da una sfumatura vitrea, chi con uno o più amori naufragati e basta.
Un’intera generazione cui è stato rubato quasi tutto.
Figli senza raccomandazioni.
Figli ai quali era stato raccontato un sistema di valori che nel frattempo è crollato miseramente.
Figli che non hanno avuto se non troppo tardi quella stabilità economica che basta appena per mettere in piedi una famiglia, condannarsi a un mutuo, sperare in una casa. Giovani invecchiati nel legame coi contratti a progetto e nei piccoli ricatti della politica dei padri, avversa di fatto all’indipendenza effettiva, culla di una stabilità derisa e soppressa, coltivata nella continua e inevasa speranza di essere sorpresi e di sorprendersi.
Gente tenuta imbrigliata dal precariato, dai costi proibitivi della vita, dall’immobilità di uno stato che gestisce e guida una società che galoppa dentro una rivoluzione continua e mai annunciata, anzi, negata spesso proprio dal sistema dei “bilanci” e delle “scelte strategiche”, dai fenomeni di macroeconomia guidati da una politica addestrata a mestiere, agli stravolgimenti climatici causati da un mondo che si ribella a se stesso.
Il risultato è una generazione esplosa, invecchiata senza saperlo, ancora alla ricerca di un sogno da rincorrere e tremendamente affranta dalle necessità di una sopravvivenza sopraffatta dalla burocrazia dei padri, avvezzi al potere dei piccoli, quello che guarda al proprio orto come al migliore dei modelli possibili, e non si accorge che nel frattempo in casa del vicino si sta consumando un dramma silenzioso, fatto di piccole, inevitabili, demotivanti e banali battaglie quotidiane.
Bambini incarcerati in corpi da adulti. In una parola: Farfalle.

Nota d’autore.
Se qualcuno non ha compreso il significato di questo testo random peccato, ma posso capire.
Domani potrete vedere di là dal vetro del funzionario al quale vi rivolgerete per una pratica qualunque una delle tante facce di Mister Bean.
Non mi preoccuperei. È poco più che una presa in giro.

Alla prossima allora.


Link: http://www.hermesartstudios.com/foto/federico-opere/farfalle.htm



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