mercoledì 5 gennaio 2011

29. ROMA. Raccordo anulare a pagamento

Roma. Raccordo anulare. Uscita per l'ospedale S. Andrea

Roma.
Pagare il transito sul raccordo anulare?!
Il raccordo anulare rappresenta, da sempre, un servizio per gran parte delle persone che vanno a lavorare, pendolari che, dalle province limitrofe alla capitale, si spostano ogni giorno in un andirivieni soffocante, senza l'ausilio di mezzi pubblici adeguati e relative infrastrutture.

Il continuo aumento del costo della vita, il caro casa e l'offerta aggressiva dei moltissimi costruttori che hanno cementificato intere aree intorno alla capitale, deturpando risorse e territorio, ha obbligato moltissimi lavoratori ad optare per una casa "fuori dall'anello ferroviario", in altre parole, al di là del raccordo.
 Oltre al lavoro, anche i servizi essenziali, come i PRESIDI OSPEDALIERI, sono oramai in via di collocamento all'interno del raccordo, anche considerando la CHIUSURA per "riconversione" di moltissimi ospedali della regione Lazio.
Ciò significa che, per lavoro, per la salute, e dunque per necessità, una moltitudine di persone saranno in un prossimo futuro letteralmente obbligate a transitare sul raccordo anulare.
Ci sono mezzi pubblici adeguati, in alternativa all'auto privata? Ovviamente no.
E' pensabile acquistare una casa all'interno del cosiddetto anello ferroviario romano?
I prezzi sono proibitivi.
Nel frattempo, come detto, chiudono gli ospedali delle province limitrofe all'area metropolitana della capitale, mentre per sostare al di fuori di un ospedale romano si è obbligati a pagare cifre che si aggirano intorno ai 3 euro ogni ora, praticamente, considerando lo stipendio medio attuale, cifre da strozzinaggio.
Come gli ospedali, dentro e fuori dal raccordo, i parcheggi, anche il raccordo anulare è stato faticosamente costruito, nel corso degli anni, con i soldi delle tasse dei contribuenti, che sono, e dovrebbero rimanere, i primi beneficiari, senza subire la gestione in appalto di qualche imprenditori che fa gli affari con la gestione della cosa (ex) pubblica.

Pagheremo per andare a trovare i nostri cari il transito su strade già intasate, pagheremo per il parcheggio, così come abbiamo già pagato con le tasse quei lavori infiniti per la terza corsia.

Link su Facebook: raccordo anulare a pagamento

sabato 25 dicembre 2010

27. OSPEDALI. Negli anni '50, qui, nascevano bambini (I parte)

Ph. 2010 Federico Caramadre
La sbarra biancorossa all'ingresso manovrata da un metronotte dentro un gabbiotto chiarisce subito che si entra a piedi. L'auto fuori, in un parcheggio di fortuna, dove si può, sul ciglio della strada.

In fondo a un viottolo di pietra stampata a mattoni, l'ingresso fatiscente del pronto soccorso, odoroso di gasolio e luminoso di neon infreddoliti da brividi di luce intermittente.

Dentro un androne che sembra un garage, il letto con la donna che cerco, sola, con nessuno intorno e una gamba spezzata dall'età.

Entro diretto seguendo il filo tenue e stridulo del lamento che riconosco e la trovo lì, in balìa di se stessa, che tenta di muoversi, anche se non dovrebbe, non si sa ancora bene cosa sia successo. Nessuno mi ferma, nessuno mi chiede, nessuno si occupa di lei, lì, scaricata come un collo da trasporto dalla coppia del 118 che è già ripartita per altri soccorsi. Gemiti, lamenti, urla senza virgole, per un pensiero che va diritto su ossa franate sotto il peso degli anni.

Le fa male la gamba, le metto una mano dietro la schiena, per sorreggerla, poi la testa, e con l'altra mano le immobilizzo gli arti inferiori, ogni minimo movimento un grido di dolore, ogni nuova posizione un possibile peggioramento se, come è probabile, si tratta di fratture.

Poi tutto il resto: le radiografie, l'attesa obbligata in un andito lugubre, la sentenza, le firme per l'assunzione di responsabilità, "non c'è posto", "iniziamo a chiamare altri ospedali", non mi dicono come sta che cos'ha, no, mi dicono che per legge devo firmare se rifiuto il trasferimento, già, la burocrazia prima di tutto, "l'assunzione di responsabilità", prima delle spiegazioni, prima del cuore, prima dei sentimenti, prima degli affetti, già, "iniziamo a chiamare altri ospedali, qualcuno risponderà, oppure, se la vuole lasciare qui, ginecologia".

Sì, perché in questo ospedale, già dagli anni '50, nascevano bambini. Tanti. E tanti ne nascono ancora, in questo comprensorio, ma il reparto di ostetricia è stato chiuso: li chiamano tagli di bilancio. Il prossimo ospedale possibile è a più di 40 km di impossibili strade di provincia.

E allora succede che nel reparto di ginecologia c'è tutto il posto che si vuole, perché non ci sono né puerpere né gestanti, qui: per ritrovarle bisognerà arrivare in città, nella confusione della capitale. Così ti arriva netta una sensazione, insieme a una domanda: non è che invece di andare avanti, andiamo indietro?! Un paese che non guarda al futuro, che vede peggiorare situazioni di utili di fatto, come un presidio ospedaliero, portandole sulla strada di una lenta agonia, che prelude alla chiusura, in nome dell'economia, come se un servizio pubblico debba essere sottoposto alle leggi di mercato, è un paese in declino.

Se un ospedale è un servizio alla collettività, deve essere antieconomico, altrimenti non è più un servizio, ma un prodotto da vendere, come qualsiasi altro. Con la differenza che si mercanteggia con il dolore delle persone.

Negli anni '50, qui, nascevano bambini.

http://www.federicocaramadre.com/libri/random/

domenica 24 ottobre 2010

Siae e Youtube siglano un accordo di licenza. [SIAE] Edicola




D'accordo, è una svolta epocale, anche considerando il fatto che i due principali attori di questo accordo, SIAE e YOUTUBE, avrebbero potuto essere le parti avverse di un contenzioso in materia di diritto d'autore e internet.
Dalla lettura della nota stampa ufficiale, sul sito della SIAE, sembra chiaro che l'accordo è relativo all'uso delle musiche: i compositori, gli autori, in poche parole gli aventi diritto su un determinato brano musicale, potranno ricevere un corrispettivo in base alla visualizzazione dei video che contengono le loro opere (musiche). La rintracciabilità degli autori, ad opera di SIAE, è con molta probabilità possibile grazie ai contenuti video con "content-Id", in altre parole si tratta di video ufficiali.
Alcune domande, tuttavia, sorgono spontanee.
- Questa opzione utile alla rintracciabilità degli autori, mette in discussione la destinazione d'uso e la valutazione, relativamente all'accordo, delle migliaia di video non ufficiali, ovvero privi del "content-Id"?
- Poiché YOUTUBE è un provider di contenuti VIDEO, è previsto un diritto da corrispondere anche agli AUTORI VIDEO regolarmente iscritti alla SIAE, tra cui sceneggiatori, autori della parte letteraria o delle opere visive (Sezioni OLAF e DOR), o si tratta solo ed esclusivamente di MUSICA, sezione preponderante nell'attività di tutela dei diritti da parte di SIAE?


Per LEGGERE l'accordo "Siae e Youtube siglano un accordo di licenza" consultare la FONTE: Edicola SIAE.

lunedì 3 maggio 2010

7. La vita rubata di Mister Bean

Ph. Pietro Lama

Oltre i 30. Anni.
Ancora entro i 50.

Donne. Uomini.
Precari.











Insoddisfatti professionalmente.
Per lo più di cultura medio alta.
Spesso gente che ha studiato.

Per lo più single, con mille interessi da coltivare e una famiglia da rincorrere.
Qualcuno con un figlio e senza partner, qualcun altro senza partner e basta.
Chi con un divorzio prematuro segnato su quel curriculum sentimentale che ognuno di noi porta scritto addosso, nelle pieghe di un sorriso venato da una sfumatura vitrea, chi con uno o più amori naufragati e basta.
Un’intera generazione cui è stato rubato quasi tutto.
Figli senza raccomandazioni.
Figli ai quali era stato raccontato un sistema di valori che nel frattempo è crollato miseramente.
Figli che non hanno avuto se non troppo tardi quella stabilità economica che basta appena per mettere in piedi una famiglia, condannarsi a un mutuo, sperare in una casa. Giovani invecchiati nel legame coi contratti a progetto e nei piccoli ricatti della politica dei padri, avversa di fatto all’indipendenza effettiva, culla di una stabilità derisa e soppressa, coltivata nella continua e inevasa speranza di essere sorpresi e di sorprendersi.
Gente tenuta imbrigliata dal precariato, dai costi proibitivi della vita, dall’immobilità di uno stato che gestisce e guida una società che galoppa dentro una rivoluzione continua e mai annunciata, anzi, negata spesso proprio dal sistema dei “bilanci” e delle “scelte strategiche”, dai fenomeni di macroeconomia guidati da una politica addestrata a mestiere, agli stravolgimenti climatici causati da un mondo che si ribella a se stesso.
Il risultato è una generazione esplosa, invecchiata senza saperlo, ancora alla ricerca di un sogno da rincorrere e tremendamente affranta dalle necessità di una sopravvivenza sopraffatta dalla burocrazia dei padri, avvezzi al potere dei piccoli, quello che guarda al proprio orto come al migliore dei modelli possibili, e non si accorge che nel frattempo in casa del vicino si sta consumando un dramma silenzioso, fatto di piccole, inevitabili, demotivanti e banali battaglie quotidiane.
Bambini incarcerati in corpi da adulti. In una parola: Farfalle.

Nota d’autore.
Se qualcuno non ha compreso il significato di questo testo random peccato, ma posso capire.
Domani potrete vedere di là dal vetro del funzionario al quale vi rivolgerete per una pratica qualunque una delle tante facce di Mister Bean.
Non mi preoccuperei. È poco più che una presa in giro.

Alla prossima allora.


Link: http://www.hermesartstudios.com/foto/federico-opere/farfalle.htm



lunedì 21 dicembre 2009

Artemide delle città invisibili




« Noi abbiamo dottrina di non cercar la divinità rimossa da noi, se l’abbiamo appresso, anzi di dentro, più che noi medesmi siamo dentro a noi » (Giordano Bruno).

« Perciò bisogna concludere che al di sopra della nostra mente vi è una legge che si chiama verità e non c’è dubbio che esista una natura immutabile, superiore all’anima umana » (S. Agostino).


Artemide è una città intima, accogliente, calda, ariosa.
Artemide è fatta nel tempo, e di ogni epoca racconta e conserva di sé il meglio. In ogni pietra, ogni zolla di terra, ogni rivo, ogni roccia, ogni albero, ogni campo, forte e presente è la storia di Artemide, sicché i cittadini si sono obbligati a recuperare un antico palazzo, un vicolo, una piazzetta, un cornicione, un affresco, un pianoro coltivato, una via vecchia, l'ansa dimenticata di uno dei suoi ruscelli o un antico camminamento. Lo fanno ogni qual volta abbiano in animo di costruire un edificio nuovo, un nuovo progetto.
In Artemide, il nuovo e l'antico hanno uguale valore.
Per arrivare ad Artemide bisogna attraversare le campagne antistanti, tra viali alberati e strade di ghiaia, dolci pendii, tenute agricole, chine improvvise, ricchi uliveti e vigne rigogliose, coltivate con pazienza e atavica cura dalle generazioni degli abitanti che si avvicendano alla sua guida. L'ingresso alla città maestosa è segnato da un dolce declivio inanellato da due freschi torrenti, orditi di due file d'alberi ombrosi, il cui frusciare delle foglie al vento culla i sogni dei pescatori, che vanno sonnecchiando solitari sulle sponde, e il viandante che s'appresta all'arrivo in città, tra lo sfarfallio delle limpide acque, dai riflessi d'argento, e il guizzo improvviso dei pesci da risalita, impegnati a saltare la legata che si frappone tra loro e la meta. Seguendo il dolce pendio della via maestra, tra i due rivi all'ombra nodosa dei faggi antichi, l'ingresso ad Artemide si manifesta imponente sotto un archivolto disegnato al centro di una cinta di mura maiuscole, sorvegliato ai lati da due posti di guardia e anticipato da un ponte in legno, che quando la piena è di stagione, si leva ritto in seno alla porta, mentre le acque si incanalano tergendo i due lati e divergono sotto le mura, lasciando il passo libero al viandante sulla grande porta centrale.
Dall'alto del muraglione, una selva di fiori penduli e curatissime azalee sgargianti, disegnano di vivacissimi colori il profilo esterno della città, come fosse una bordatura opulenta di profumi, così che il viaggiatore, entrandovi, abbia l'impressione di varcare il soglio di un enorme e ben curato giardino.
All'interno, in Artemide, è tutto un alternarsi di piazze adorne di fontane zampillanti e vie graziose, su cui s'aprono le tante botteghe dei suoi abitanti.
Nella città, dalle mille fontane, sgorgano acque sorgive limpidissime, il cui approvvigionamento è assicurato da un enorme acquedotto a tripla arcata, che sposta il flusso adamantino di ben tre fonti differenti, la liscia, la gassata, la solfurea, dalle sorgenti delle anguste valli e dei cavoni, fin dentro la piazza centrale del borgo antico, saltando fossi, dirupi, forre, insenature naturali di rivi nascosti e improvvisi placidi laghetti, prima di aggrapparsi tenace e orgoglioso alle alte mura di cinta.
In Artemide, si potrà riconoscere lo zampillo d'acqua frizzante dalle bocche adorne delle fontane in marmo bianco zuccherino, modellate finemente da abilissimi maestri artigiani; le acque lisce sgorgheranno invece da forme ricavate nel grezzo travertino bianco latte, e le solfuree, acque vaporose, ambite da cittadini e villeggianti per le proprietà curative e taumaturgiche, sgorgano squillanti di sentori ameni da fontanelle modellate in peperino grigio, mentre la pietra cotta, di un peperino rosso luminoso e vivace, segnala al forestiero le solfuree calde, offerte negli anditi turistici di Artemide, tra basse piscine termali, rivestita da un bianco impasto di polvere di zolfo, salutare per la pelle, nei suoi trentotto gradi centigradi costanti, tra salutari effluvi benefici.
Ai cittadini e ai villeggianti non mancano i servizi, in Artemide, e con i servizi per il corpo, pari importanza hanno i servizi per lo spirito: nei suoi teatri, un minimo di tre spettacoli per sera, serate a tema nei suoi bistrot, concerti di musica colta nelle chiese, giochi popolari nelle piazze, percorsi guidati nei tre musei, quello dell'antico, quello del moderno, e quello del contemporaneo.
La storia di Artemide si legge nei vari strati delle sue terre, partendo dal ventre delle età primitive, tra le ninfe, nei fitti boschi, negli orridi dirupi, sotto il livello dell'abitato moderno, nei sotterranei templari, attraverso le vestigia nobiliari dell'età di mezzo, fin su, fino alle alte torri dei tempi correnti, passando con distrazione tra i vari stadi intermedi delle molte epoche che ad Artemide hanno lasciato un segno tangibile e importante: dall'umanità delle caverne tufacee, alle civiltà pagane, etrusche, romane, all'uomo del medioevo, e a quello delle corti rinascimentali, all'epoca barocca, illuminista, ottocentesca, moderna e contemporanea. Dal basso verso l'alto, in un salire di livelli e d'epoche storiche, tra il digradare dolce dei campi, e gli improvvisi crepacci orridi delle rupi di pietra friabile e antica, su, fino alla cinta muraria, e più su ancora, nei bei palazzi risplendenti per le vie del centro, fino alla suburra medioevale, intorno al castello protetto dai fossati, cascate d'acqua cristallina e ponti levatoi, e un maniero rimodellato su pianori etruschi, dinanzi alle città dei morti, necropoli sacre delle città dei vivi, visibili a un giro di sguardo di là dal fiume, giusto sotto le mura.
In mezzo, chiese, guglie, cupole e campanili d'ogni tempo, come fossero una sorta di memoria collettiva scritta nelle architetture, fino ai più moderni edifici in vetro e tufo, concepiti a uso dei nuovi cittadini e a servizio della florida città-museo.
Ad Artemide i cani si affacciano dalle finestre coi padroni, e i gatti ti osservano passare di là dai parapetti dei balconi, tra vasi di gerani in fiore e bouquet di lavanda e salvia aromatica, o da sopra i muretti bassi dei giardini pensili, sulle terrazze ombrose tra foglie leggere di limoni e ulivi.
Ad Artemide, i vecchi, seduti a chiacchierare per le vie del centro, ti sorridono davanti ai loro ingressi mentre passi, e spesso ti invitano ad entrare, per condurti, tra gli ampi ingressi dei bei palazzi, fin nel retro, dove conservano con cura diligente e saperi antichi, i vini delle annate migliori, stipati in odorose botti di legno all'interno di pregevoli cantine scavate a mano nella roccia, per offrirti un bicchiere di benvenuto, specie se sei uno straniero o un forestiero di passaggio, cosicché, lasciando Artemide, tu possa conservarne un buon ricordo, all'insegna di un racconto, di un aneddoto, di un sorriso, buoni a coltivare il desiderio di tornarvi.
Artemide è una città della memoria, una città dei segni, della storia, degli scambi. Artemide è una città del desiderio, una città sottile, con i suoi occhi, i suo nome, i suoi morti, il suo cielo. È una città continua, nascosta, celata, sfrontata, inversa.
Di là dai campi, dalle fronde degli alberi nodosi, dai rivi brillanti, dal muraglione austero, dai palazzi sontuosi, dalle rupi sorprendenti e dai fossi continui, Artemide si lancia in un tuffo salvifico fin dove può lo sguardo, scala dopo scala, fino al basso, giù, del porto, fin dietro la banchisa fitta di filari di barche variopinte, dei pescatori con le reti pastello, fino all'attracco delle solide bitte in bronzo allineate ad arte, fino al mare.
Pur immaginando una città in mille faccende affaccendata, in cui i mille e più balconi fioriti rispecchiano i mille e più colori delle attività dei suoi laboriosi abitanti, ad Artemide nessuno pare andar di fretta, anzi, dalla serenità e dalla calma dei loro passi, si potrà intuire la semplicità solenne e la gaiezza interiore dei cittadini, che al suono armonioso delle giocose campane issate sul palazzo del governo, sono informati perfettamente sul giorno, l'ora, e persino sul quarto, a seconda che suoni e riverberi nell'aria tersa questo melodico rintocco o quello, mentre le torri campanarie delle mille chiese ricordano le feste dei santi, i matrimoni, i nuovi nati, i funerali e i giorni di festa.
Ad Artemide non ci sono orologi né calendari.
Dalle campagne circostanti, sul calar della sera, si potranno ammirare giochi pirotecnici silenti lambire dai cieli le alte mura, e da quelle ricadere giocosi a pioggia sui ruscelli dei fossati sottostanti, inghiaiando d'oro, d'argento e lapislazzuli, il confine della città abitata, guarnita dalle luminarie variopinte tra i bagliori accesi delle vie brulicanti nei giorni di festa. In quei giorni, petali di fiori e tappeti di verdi foglie inondano il centro antico di profumi ed essenze naturali, sui motivi incastonati nei disegni o nei mosaici finemente cesellati sul selciato, sui lastricati di ciottoli e pianelle in cotto, mentre cortei di genti dagli abiti sontuosi celebrano con gare tra arcieri, cavalieri e cavalli, le vestigia e i fasti dei tempi andati, con processioni di santi e baldacchini con madonne portati in trionfo, a spalla per le vie dell'abitato. Poi, feste pagane nei tempi della vendemmia, del vino nuovo, della raccolta delle olive, dell'anno nuovo, della nuova stagione e della stagionatura dei formaggi, della rimembranza delle gesta dei suoi eroi e di cittadini illustri, dei fasti che furono come di quelli che sono e che saranno, delle mille tradizioni che qui, ad Artemide delle mille città, non temono il passo del tempo e trovano degno spazio, giusto riconoscimento, nelle attenzioni come nel tributo operoso dei suoi abitanti.
La notte, dopo il lungo cerimoniale delle cene conviviali, allestite nelle mille piazze, tra vicoli vivaci e scorci preziosi che non ti aspetteresti, nell'allegria goliardica delle mille taverne all'aperto, il salire lento di una coltre brumosa d'umidità, simile a una fitta spugna lattiginosa che risale imperterrita dalle valli, filtra le luci artificiali e opacizza le luminarie brillanti delle vie ingioiellate a festa, segnando l'ora del rientro nelle abitazioni, per l'agognato e meritato sonno ristoratore, mentre la brume notturna si avvia a prendersi cura dei giardini, con le sue finissime preziose stille di rugiada trasportate dagli aliti sospesi delle brezze lunari, che salgono dal mare agli altipiani fortificati, mescolandosi con quelle che arrivano dall'interno delle forre e giù nei calanchi, oltre le mura e sui terrazzi, per adagiarsi dolcemente sulla città, rinfrescando di un tenero risveglio gli animali e le genti ospiti in Artemide, nello sfavillìo della brina mattutina.
Sul far del giorno, gatti, cani, conigli, galli e altre bestie da cortile, animeranno liberi le vie del borgo, tra il brulichìo operoso delle donne e degli uomini che allestiscono allegramente le bancarelle dei commerci, delle arti e dei mestieri, in un mercato continuo tra piazze e vie, dove trovare esposto e alla portata di tutti ogni ben di Dio, mentre altrettanti uomini e donne si attivano per occuparsi della manutenzione della città, o per recarsi nelle campagne attigue, o per avviare i lavori del porto, o quelli rigogliosi delle terme, dedicarsi ai servizi, e allo studio. Sembrerebbe che ogni abitante si prenda cura di un animale, in Artemide.
L'arte, le scienze, la letteratura, gli antichi e i nuovi mestieri, il commercio, trovano ogni giorno nuovi impulsi tra le copiose vie, le piazze, le case, i cortili, i giardini, le terrazze di Artemide. Sulla piazza principale, che è la più bella per ampiezza, luce, e storia, l'acqua delle fonti zampilla giocosa da tre fontane, ognuna con il suo proprio gusto, addossate all'imponente palazzo della comunità, che si presenta con grandi vetrate e ampi finestroni, dove trionfano, sventolando gaie al sole, le bandiere e i vessilli delle frazioni, della città, del paese, e della corporazione di nazioni di quella parte di mondo invisibile cui Artemide appartiene.
Gli uomini preposti alla cura del bene comune sono scelti tra i giovani meritevoli di Artemide, e si obbligano ad acquisire il parere dei saggi e gli orientamenti dei giovanissimi, prima di assumere decisioni, avendo cura che i provvedimenti utili all'innovazione della città di oggi, e alla conservazione della città di ieri, producano solo vantaggi ed effetti positivi per i cittadini di sempre, di ieri, di oggi, di domani, per Artemide e per le sue campagne, per le città attigue e per l'insieme dei paesi e degli uomini degli altri mondi. Il loro principale compito è quello di influire positivamente nel benessere degli uomini che sono, che erano, e che saranno stati, preservando la cultura del rispetto delle epoche, dei mondi e della natura, di cui sono l'ultima diretta emanazione, e della storia, di cui sono il frutto che si rinnova nel tempo. Scelti per indole, e competenza, ognuno di loro dovrà avere capacità, cuore, partecipazione. I cittadini di Artemide li potranno scegliere direttamente, indicando il preferito per i servizi, per l'iniziativa pubblica, per gli insegnamenti, per il decoro e il mantenimento del bello urbano, delle terre e delle acque, per la salute, per la conservazione della storia, per le arti e i mestieri, per la mobilità, per l'intrattenimento, per la ricerca, per l'innovazione, per l'economato. Il risultato della consultazione popolare è una sorpresa, in Artemide, poiché non vi sono liste né candidati, e ognuno è libero di indicare il nome che più gli piace. I segnalati potranno svolgere il compito per il quale saranno stati scelti, a condizione che quello sia il loro mestiere, cosicché non sarà possibile eleggere un architetto per l'economato o un professore per la salute, bensì sarà normale vedere uno studioso impegnarsi nella ricerca, o un artigiano nella cura delle incombenze pubbliche delle arti e dei mestieri. È una delle tante risorse che chiamano competenza, e che valorizzano in base al merito, i cittadini di Artemide.
Ci sarà tempo per guardare i gatti che trascorrono le ore a guardare il tempo che passa, qui ad Artemide, ma ad Artemide, vuoi per sciatteria, presunzione, ingordigia, ignavia, cupidigia, invidia, tutte queste meraviglie i cittadini le hanno già perdute, divelte e compromesse, sotterrate per sempre nell'ignoranza tracotante dei delatori interni, facendo di Artemide una delle tante città invisibili, tutte uguali, le une alle altre.


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