Programma personale di un cittadino qualsiasi (io).
Pensieri non in ordine di importanza:
- Deburocratizzare: semplificare le procedure a qualunque livello della vita pubblica e privata.
- Valorizzare il patrimonio storico, artistico e paesaggistico.
- Incentivare la ristrutturazione edilizia.
- Consentire l'autoapprovvigionamento energetico.
- Consentire la detraibilità dell'IVA anche alle persone fisiche.
- Istituire un'aliquota IVA unica riducendo i costi alle imprese e abolendo gli studi di settore.
- Convertire le pene minori passate in giudicato in un obbligo ai lavori socialmente utili.
- Premiare l'innovazione imprenditoriale con la detassazione.
- Non privatizzare i servizi essenziali.
- Investire nelle strutture scolastiche e nell'aggiornamento degli insegnanti.
- Ridiscutere il fiscal compact.
- Incentivare il commercio a km zero.
- Ridurre gli uffici pubblici e accorpare gli ambiti di competenza.
- Selezionare gli amministratori pubblici per comprovate capacità di settore e uniformare le normative territoriali.
- Incentivare le erogazioni liberali con deducibilità dalle tasse a
enti, associazioni, società con progetti di pubblico interesse e
utilità, con scopi di ricerca, culturali e sociali.
- Seguono idee a chili...
Adesso impegnatevi nello studiare soluzioni possibili ai problemi invece di parlamentare.
Due anni che si sente dire che avreste cambiato la legge elettorale e invece niente.
Grazie.
giovedì 28 febbraio 2013
lunedì 2 luglio 2012
Sans domicile fix
Comunicato stampa
Federico Caramadre Ronconi
“Sans domicile fix”
Inaugurazione: sabato 2
luglio 2011 ore 17,30
Il Ridotto
arte contemporanea
Palazzo Mazzatosta
Via Orologio Vecchio,
34
Viterbo
dal 2 al 17 luglio 2011
orario: dal giovedì al
sabato 17,00 – 19,30
Altri orari su
appuntamento
(da verificare sempre
via telefono)
Apre un nuovo piccolo spazio
per l’arte contemporanea a Viterbo, al piano terra dello storico Palazzo
Mazzatosta (già sede di eventi d’arte): “Il Ridotto”.
Ad inaugurarlo sarà Federico Caramadre Ronconi,
regista, video maker, fotografo e scrittore, un artista che si muove nel mondo
dell’arte "a tutto tondo", un talento carico di un’estrema sensibilità
per ciò che lo circonda e che con immediatezza riesce a cogliere e raccontarne
l’essenza.
In Sans domicile fix la luce, il bianco e nero, narrano di una Parigi tout court attraverso una reflex che
cattura le immagini senza prima fermarle con uno sguardo dentro la macchina, ma
semplicemente camminando, per fissare sulla pellicola l'emozione in itinere.
A
cura di: Serena Achilli
in collaborazione con Tuscia Opera Festival
lunedì 28 maggio 2012
Lettera aperta al Ministro dell’Istruzione Dr. Francesco Profumo
di Angelo Borgna
Egregio Signor Ministro, Le scrivo questa lettera pur temendo che mai Lei avrà modo di leggerla. Ed allora? Beh, mi conceda la speranza che lo farà e la prego anche di comprendere uno come me, genitore di un figlio disabile, che dopo aver sperato e provato in tutti i modi ad avere un minimo di ascolto e di giustizia ecco che incomincia a fare cose sciocche ed assurde come quella, appunto, di scrivere al Ministro.
Le scrivo non perché consideri Lei, Ministro Francesco Profumo, responsabile del problema che di seguito Le illustrerò. Tutti sappiamo che sono ben altri i responsabili di questa vergogna, tutti quei ministri, TUTTI, che hanno avuto l’onore di occupare negli anni la sua poltrona e che si sono limitati, appunto, ad “occupare la poltrona” e che mai si sono concretamente preoccupati della scuola pubblica, dell’utenza della scuola pubblica, di TUTTA l’utenza, e dei suoi problemi.
Ed allora perché le scrivo Signor Ministro? Perché mi è rimasto solo questo da fare, perché mio figlio, disabile, credo che abbia gli stessi diritti degli altri figli normodotati, che già ne hanno pochi (non ne ha di più, HA GLI STESSI DIRITTI) ed io, senza gridare, in modo educato e civile, vorrei ricordarlo anche a Lei sperando che Lei, prima di andarsene, riesca a risolvere questo problema.
Qual’è il problema? Ecco: mio figlio, oggi quattordicenne, è affetto da autismo. E’ stato regolarmente iscritto all’età di tre anni alla scuola dell’infanzia dove ha conosciuto la sua PRIMA insegnante di sostegno che è riuscito miracolosamente a mantenere per tutti e tre gli anni del ciclo scolastico e con la quale aveva creato un rapporto perfetto, sia dal punto di vista umano che didattico. Ma cosa succede? Non so per quale perverso meccanismo ministeriale e burocratico, ed in barba alla tanto decantata “continuità educativa”, con l’ingresso alla scuola primaria mio figlio deve cambiare insegnante di sostegno, DEVE cambiare perché, inspiegabilmente, non si comprende per quale motivo l’insegnante della scuola materna non può accompagnarlo anche alla scuola primaria. Ed ecco, quindi che in prima elementare mio figlio conosce la sua SECONDA insegnante di sostegno. Ma l’anno successivo questa seconda insegnante di sostegno viene trasferita ed in seconda elementare mio figlio conosce la sua TERZA insegnante di sostegno che a metà anno scolastico se ne va e, sempre in seconda elementare mio figlio ha la fortuna di conoscere la sua QUARTA insegnante di sostegno. In terza elementare conoscerà la sua QUINTA e, sempre nello stesso anno, la sua SESTA insegnante di sostegno, in quarta elementare la SETTIMA ed in quinta elementare la sua OTTAVA insegnante di sostegno.
Mio figlio è così arrivato alla quinta elementare ed in questo percorso ha cambiato ben OTTO insegnanti di sostegno ed un’osservazione sorge spontanea Signor Ministro: gli amici di mio figlio, amici che hanno frequentato in questi anni, anno dopo anno, la sua stessa classe, tutti normodotati, NON HANNO MAI CAMBIATO INSEGNANTE OD INSEGNANTI, hanno giustamente mantenuto, anno dopo anno, gli stessi insegnanti ed allora perché, PERCHE’, un bambino disabile, quindi un bambino più fragile, problematico, che ha bisogno di stabilità, di punti di riferimento certi, un bambino che ha difficoltà a riadattarsi continuamente ad una nuova figura, un bambino che per poter apprendere, nel limite del possibile, ha bisogno di un clima sereno e di un rapporto stabile DEVE subire tutto questo?
Ma non finisce qui, Signor Ministro. Mio figlio approda alla prima media (secondaria di primo grado) e sa cosa succede? Lei non ci crederà ma cambia nuovamente insegnante di sostegno e sa perché? Io spero che i solerti dirigenti ministeriali lo sappiano perché io non l’ho capito e non lo so. La spiegazione che mi è stata data è che l’insegnante di sostegno della scuola elementare non è abilitata per insegnare alla scuola media, come se mio figlio entrando alla scuola media potesse seguire il programma didattico ed educativo di questa scuola. Mio figlio, Signor Ministro, in prima media non sa ancora leggere e scrivere, deve necessariamente seguire un programma specifico che si adatti a lui ed al suo livello di sviluppo, programma che grazie a questo tourbillon ogni anno dobbiamo concordare di nuovo e ridiscutere con la nuova insegnante e con gli operatori della ASL. E così, ecco che in prima media, in barba alla continuità educativa e soprattutto senza alcun minimo rispetto umano, mio figlio conosce la sua NONA insegnante di sostegno.
Ma ancora non finisce qui, Signor Ministro. Pochi giorni fa ho saputo che l’attuale insegnante di sostegno, preparata, in gamba e disponibilissima, essendo stata nominata di ruolo, il prossimo anno se ne andrà, DEVE andarsene perché di ruolo!! Tutto questo, Signor Ministro, in barba alla disabilità. In seconda media mio figlio conoscerà la sua DECIMA insegnante di sostegno.
Concludo, Signor Ministro, sottolineando che le insegnanti di sostegno di mio figlio, che ringrazio tutte indistintamente per l’impegno e la passione che hanno dimostrato nel lavoro e per l’affetto dimostrato verso mio figlio e che ancora oggi dimostrano, sono sempre state costrette ad andarsene e lasciare l’incarico e questo in base a leggi e regolamenti degni di un paese incivile, in base a meccanismi che nulla hanno a che vedere con la disabilità ed il delicato ruolo che questi insegnanti ricoprono e sono state costrette ad andarsene dopo essere riuscite ad instaurare un ottimo e proficuo rapporto con mio figlio.
Lei pensi, Signor Ministro, che nonostante tutto quello che ho scritto sopra mi si dice che mio figlio deve considerarsi fortunato perché ci sono zone nel nostro bel paese dove i bambini disabili il sostegno scolastico neanche riescono ad averlo. Questa osservazione aggiunge vergogna alla vergogna.
Nostro figlio, Signor Ministro, come ed insieme a tanti altri bambini disabili, ha bisogno di lavorare molto, in modo costante e guidato da personale qualificato per raggiungere la massima autonomia possibile. Oggi nostro figlio, quattordicenne, non sa ancora leggere e scrivere e si esprime verbalmente con difficoltà. Chissà, forse in una scuola organizzata in un modo diverso e soprattutto in una scuola più attenta ai bisogni dei più deboli, nostro figlio oggi avrebbe qualche autonomia in più e, soprattutto, in una scuola diversa avrebbe goduto di un maggior rispetto.
La ringrazio per l’attenzione e Le auguro buon lavoro.
Angelo Borgna
Egregio Signor Ministro, Le scrivo questa lettera pur temendo che mai Lei avrà modo di leggerla. Ed allora? Beh, mi conceda la speranza che lo farà e la prego anche di comprendere uno come me, genitore di un figlio disabile, che dopo aver sperato e provato in tutti i modi ad avere un minimo di ascolto e di giustizia ecco che incomincia a fare cose sciocche ed assurde come quella, appunto, di scrivere al Ministro.
Le scrivo non perché consideri Lei, Ministro Francesco Profumo, responsabile del problema che di seguito Le illustrerò. Tutti sappiamo che sono ben altri i responsabili di questa vergogna, tutti quei ministri, TUTTI, che hanno avuto l’onore di occupare negli anni la sua poltrona e che si sono limitati, appunto, ad “occupare la poltrona” e che mai si sono concretamente preoccupati della scuola pubblica, dell’utenza della scuola pubblica, di TUTTA l’utenza, e dei suoi problemi.
Ed allora perché le scrivo Signor Ministro? Perché mi è rimasto solo questo da fare, perché mio figlio, disabile, credo che abbia gli stessi diritti degli altri figli normodotati, che già ne hanno pochi (non ne ha di più, HA GLI STESSI DIRITTI) ed io, senza gridare, in modo educato e civile, vorrei ricordarlo anche a Lei sperando che Lei, prima di andarsene, riesca a risolvere questo problema.
Qual’è il problema? Ecco: mio figlio, oggi quattordicenne, è affetto da autismo. E’ stato regolarmente iscritto all’età di tre anni alla scuola dell’infanzia dove ha conosciuto la sua PRIMA insegnante di sostegno che è riuscito miracolosamente a mantenere per tutti e tre gli anni del ciclo scolastico e con la quale aveva creato un rapporto perfetto, sia dal punto di vista umano che didattico. Ma cosa succede? Non so per quale perverso meccanismo ministeriale e burocratico, ed in barba alla tanto decantata “continuità educativa”, con l’ingresso alla scuola primaria mio figlio deve cambiare insegnante di sostegno, DEVE cambiare perché, inspiegabilmente, non si comprende per quale motivo l’insegnante della scuola materna non può accompagnarlo anche alla scuola primaria. Ed ecco, quindi che in prima elementare mio figlio conosce la sua SECONDA insegnante di sostegno. Ma l’anno successivo questa seconda insegnante di sostegno viene trasferita ed in seconda elementare mio figlio conosce la sua TERZA insegnante di sostegno che a metà anno scolastico se ne va e, sempre in seconda elementare mio figlio ha la fortuna di conoscere la sua QUARTA insegnante di sostegno. In terza elementare conoscerà la sua QUINTA e, sempre nello stesso anno, la sua SESTA insegnante di sostegno, in quarta elementare la SETTIMA ed in quinta elementare la sua OTTAVA insegnante di sostegno.
Mio figlio è così arrivato alla quinta elementare ed in questo percorso ha cambiato ben OTTO insegnanti di sostegno ed un’osservazione sorge spontanea Signor Ministro: gli amici di mio figlio, amici che hanno frequentato in questi anni, anno dopo anno, la sua stessa classe, tutti normodotati, NON HANNO MAI CAMBIATO INSEGNANTE OD INSEGNANTI, hanno giustamente mantenuto, anno dopo anno, gli stessi insegnanti ed allora perché, PERCHE’, un bambino disabile, quindi un bambino più fragile, problematico, che ha bisogno di stabilità, di punti di riferimento certi, un bambino che ha difficoltà a riadattarsi continuamente ad una nuova figura, un bambino che per poter apprendere, nel limite del possibile, ha bisogno di un clima sereno e di un rapporto stabile DEVE subire tutto questo?
Ma non finisce qui, Signor Ministro. Mio figlio approda alla prima media (secondaria di primo grado) e sa cosa succede? Lei non ci crederà ma cambia nuovamente insegnante di sostegno e sa perché? Io spero che i solerti dirigenti ministeriali lo sappiano perché io non l’ho capito e non lo so. La spiegazione che mi è stata data è che l’insegnante di sostegno della scuola elementare non è abilitata per insegnare alla scuola media, come se mio figlio entrando alla scuola media potesse seguire il programma didattico ed educativo di questa scuola. Mio figlio, Signor Ministro, in prima media non sa ancora leggere e scrivere, deve necessariamente seguire un programma specifico che si adatti a lui ed al suo livello di sviluppo, programma che grazie a questo tourbillon ogni anno dobbiamo concordare di nuovo e ridiscutere con la nuova insegnante e con gli operatori della ASL. E così, ecco che in prima media, in barba alla continuità educativa e soprattutto senza alcun minimo rispetto umano, mio figlio conosce la sua NONA insegnante di sostegno.
Ma ancora non finisce qui, Signor Ministro. Pochi giorni fa ho saputo che l’attuale insegnante di sostegno, preparata, in gamba e disponibilissima, essendo stata nominata di ruolo, il prossimo anno se ne andrà, DEVE andarsene perché di ruolo!! Tutto questo, Signor Ministro, in barba alla disabilità. In seconda media mio figlio conoscerà la sua DECIMA insegnante di sostegno.
Concludo, Signor Ministro, sottolineando che le insegnanti di sostegno di mio figlio, che ringrazio tutte indistintamente per l’impegno e la passione che hanno dimostrato nel lavoro e per l’affetto dimostrato verso mio figlio e che ancora oggi dimostrano, sono sempre state costrette ad andarsene e lasciare l’incarico e questo in base a leggi e regolamenti degni di un paese incivile, in base a meccanismi che nulla hanno a che vedere con la disabilità ed il delicato ruolo che questi insegnanti ricoprono e sono state costrette ad andarsene dopo essere riuscite ad instaurare un ottimo e proficuo rapporto con mio figlio.
Lei pensi, Signor Ministro, che nonostante tutto quello che ho scritto sopra mi si dice che mio figlio deve considerarsi fortunato perché ci sono zone nel nostro bel paese dove i bambini disabili il sostegno scolastico neanche riescono ad averlo. Questa osservazione aggiunge vergogna alla vergogna.
Nostro figlio, Signor Ministro, come ed insieme a tanti altri bambini disabili, ha bisogno di lavorare molto, in modo costante e guidato da personale qualificato per raggiungere la massima autonomia possibile. Oggi nostro figlio, quattordicenne, non sa ancora leggere e scrivere e si esprime verbalmente con difficoltà. Chissà, forse in una scuola organizzata in un modo diverso e soprattutto in una scuola più attenta ai bisogni dei più deboli, nostro figlio oggi avrebbe qualche autonomia in più e, soprattutto, in una scuola diversa avrebbe goduto di un maggior rispetto.
La ringrazio per l’attenzione e Le auguro buon lavoro.
Angelo Borgna
giovedì 10 novembre 2011
14. NON TI LAMENTARE. DIARIO
Non ti lamentare. Non lamentarti. Non essere pesante. Non essere critico.
Pensa al meglio. Guarda al bicchiere mezzo pieno.
Ricette sentite più volte.
Non c’è dubbio, occorre essere propositivi, positivi, guardare e sperare al meglio, e lavorare per questo. Ma le due cose possono viaggiare insieme, anzi, debbono. Se c’è qualcosa di cui davvero c’è bisogno, è affermare, adesso più che mai, il diritto a un’opinione, il diritto a pensare per proprio conto, il diritto a formarsi un parere ed esercitarlo, e insieme il diritto di poter cambiare idea.
Di questi tempi, il verbo “contestare” pare abbia assunto una connotazione negativa. Il “contestatore” pare debba essere indicato all’indice come fosse un appestato, invece no, posizioni distanti e foss’anche antitetiche sono il sale della democrazia, che si fonda proprio sul confronto tra le parti, e non sulla delegittimazione e l’insulto, o peggio ancora l’ingiuria, che è per sé deprecabile.
Dunque voglio lamentarmi, esercitare il giudizio critico, esercitare il diritto al ragionevole dubbio, considerare le cose secondo il mio punto di vista e rimetterle in discussione. Migliorare. Crescere.
Solo così sarò in grado di proporre, e di cambiare idea.
Alla prossima allora
.
mercoledì 5 gennaio 2011
29. ROMA. Raccordo anulare a pagamento
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| Roma. Raccordo anulare. Uscita per l'ospedale S. Andrea |
Roma.
Pagare il transito sul raccordo anulare?!
Il raccordo anulare rappresenta, da sempre, un servizio per gran parte delle persone che vanno a lavorare, pendolari che, dalle province limitrofe alla capitale, si spostano ogni giorno in un andirivieni soffocante, senza l'ausilio di mezzi pubblici adeguati e relative infrastrutture.
Il continuo aumento del costo della vita, il caro casa e l'offerta aggressiva dei moltissimi costruttori che hanno cementificato intere aree intorno alla capitale, deturpando risorse e territorio, ha obbligato moltissimi lavoratori ad optare per una casa "fuori dall'anello ferroviario", in altre parole, al di là del raccordo.
Oltre al lavoro, anche i servizi essenziali, come i PRESIDI OSPEDALIERI, sono oramai in via di collocamento all'interno del raccordo, anche considerando la CHIUSURA per "riconversione" di moltissimi ospedali della regione Lazio.
Ciò significa che, per lavoro, per la salute, e dunque per necessità, una moltitudine di persone saranno in un prossimo futuro letteralmente obbligate a transitare sul raccordo anulare.
Ci sono mezzi pubblici adeguati, in alternativa all'auto privata? Ovviamente no.
E' pensabile acquistare una casa all'interno del cosiddetto anello ferroviario romano?
I prezzi sono proibitivi.
Nel frattempo, come detto, chiudono gli ospedali delle province limitrofe all'area metropolitana della capitale, mentre per sostare al di fuori di un ospedale romano si è obbligati a pagare cifre che si aggirano intorno ai 3 euro ogni ora, praticamente, considerando lo stipendio medio attuale, cifre da strozzinaggio.
Come gli ospedali, dentro e fuori dal raccordo, i parcheggi, anche il raccordo anulare è stato faticosamente costruito, nel corso degli anni, con i soldi delle tasse dei contribuenti, che sono, e dovrebbero rimanere, i primi beneficiari, senza subire la gestione in appalto di qualche imprenditori che fa gli affari con la gestione della cosa (ex) pubblica.
Pagheremo per andare a trovare i nostri cari il transito su strade già intasate, pagheremo per il parcheggio, così come abbiamo già pagato con le tasse quei lavori infiniti per la terza corsia.
Link su Facebook: raccordo anulare a pagamento
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Random è un diario di viaggio.
In queste pagine pubblichiamo post relativi ad aspetti culturali, sociali, artistici, di ricerca e racconti di varia umanità.
Buona lettura.
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