domenica 30 marzo 2014
martedì 10 settembre 2013
30. Perché non porterò i miei studenti a Pompei
Pompei e il disfacimento della cultura italiana
Insegno arte. Credo, da sempre, che il patrimonio italiano, fatto di bellezze storiche e panorami mozzafiato, sia la vera ricchezza di questo paese.
Come tanti miei coetanei, anche per me è venuto il momento di pensare seriamente di andarmene all'estero, cosa che poi non ho fatto, nella convizione che fosse meglio rimanere e lavorare per migliorare le cose qui, a casa mia, nostra.
Insegnare, tra le tante cose, credo significhi trasmettere da un lato la conoscenza, dall'altro l'amore e la passione che si riservano per una materia o per un certo argomento: nel mio caso, l'arte.
In Italia arte e storia vivono un connubio indissolubile. Infatti è improbabile pensare all'insegnamento della storia senza trattare la storia dell'arte, così come sarebbe inverosimile non raccontare agli studenti chi siamo e da dove veniamo attraverso le vestigia di popoli antichi che ci hanno preceduti e di cui siamo parte, che hanno lasciato in questo paese segni meravigliosi della loro presenza.
Nei molti viaggi all'estero, sono più volte rimasto colpito da come intorno a "quattro sassi", spesso davvero poco significativi, sorgano importanti strutture museali, con tanto di organizzatissimi bookshop, bar e sale multimediali a corredo, alimentando un notevole giro d'affari praticamente intorno al nulla.
Il "nulla" diventa chiaramente tale se confrontato con quanto abbiamo in Italia.
Se ragionassimo con questo criterio, dovremmo avere un percorso museale in ogni angolo del più remoto paesino di questa già fin troppo martoriata nazione.
Così, va con sé che non sia possibile avere musei in ogni dove, per quanto, da più parti non si fa altro che dire che archeologia, arte, paesaggi e prodotti tipici sono il nostro vero e unico petrolio. Eppure ci sono certi luoghi in cui, tuttavia, questo tipo di attenzioni, cura, rispetto e innovazione, te l'aspetti.
Sono luoghi come Pompei, entrati nell'immaginario collettivo del mondo intero, luoghi che in Italia davvero non mancano.
Allora decido di portare i miei studenti a Pompei, per vedere da vicino, da dentro, una città romana, meravigliosamente e inesorabilmente intatta: abitazioni, servizi, anfiteatro, strade, ville, postriboli, architetture, decori.
Agosto 2013. Vado da solo per un sopralluogo. Potrò immaginare un percorso e preparare delle lezioni.
Così, sono tornato negli scavi di Pompei, meravigliosa città romana pressoché integra.
In seguito alle mille polemiche nate a causa del crollo di una delle case ospitate nel sito archeologico (qualche anno fa - vedi post "Il crollo di Pompei"*), mi aspettavo che le cose andassero decisamente meglio.
Lascio giudicare chi, per scelta o per ventura, è capitato su queste pagine, come stiano le cose.
Ho fotografato più immondizia, cancelli chiusi, vecchi cartelli di lavori in corso, che bellezze archeologiche. Uno schifo.
Fuori dalla biglietteria la fila dalle 8 di mattina: francesi, tedeschi, giapponesi...

Prima dell'ingresso una fila interminabile di bancarelle che ti vendono questo e quello, lasciando prefigurare le meraviglie dell'interno. È una vergogna. La città stava meglio trent'anni fa. Sono capitato in un tugurio a cielo aperto.
Non possiamo più aspettare, questo strazio e questo patrimonio, che potrebbe dare lavoro a centinaia di persone, ancora in mano ai burocrati.
Non ci sono parole per descrivere il disgusto che ho provato nel vedere lo stato di degrado del sito archeologico. Ho avuto i crampi allo stomaco per la rabbia.
Possibilità di sviluppo soppresse e cura del patrimonio storico vergognosa.
Vorrei chiedere conto di questo sfacelo, questa incapacità parte da lontano.
Un vero scempio. Un insulto continuo, a ogni passo, in ogni via, dentro ogni vicolo, di là da ogni divieto d'accesso e oltre ogni lucchetto.
Potrei continuare con altre decine di immagini. Ne ho volutamente presa una sequenza a caso e mi fermo qui. Ditemi se meritiamo questa incuria, questo degrado.
Di seguito, si vede chiaramente lo stato di abbandono di questa villa romana, solo una delle tantissime sul percorso a ostacoli tra di divieti di accesso, sporcizia, ciarpame, polvere e vecchie transenne che migliaia di turisti provenienti da ogni parte del mondo vedono ogni giorno.
Una bella cartolina dall'Italia, non c'è che dire.
Chi sono i responsabili di questo sfacelo?
Certa politica è un danno per il paese.
Affreschi, mosaici, stucchi, lastricati, marmi, colonne, architetture, mura: tutto in uno stato d'abbandono. Persino i contenitori dell'immondizia hanno un che di sfasciume.
Alla fine del giro, deluso, mi convinco mio malgrado che non sia opportuno portare i miei studenti a Pompei. No, non è opportuno portare studenti a Pompei.
Dopo aver ascoltato un professore decantare tanto le arti e la storia, che nelle sue lezioni insiste su quanto sia importante e imprescindibile per il nostro paese prendersi cura del patrimonio storico-artistico, sia per rispetto della storia che per creare nuovo lavoro e nuova ricchezza, vedendo tutto quello sfacelo e quell'incuria, cosa penserebbero?
Imparerebbero che la storia e l'arte si possono trattare così.
No, grazie.
Chi vuole può immaginare queste poche righe come una provocazione, ma per me ce n'è abbastanza per non portare i miei studenti a Pompei. Spiegherò loro il perché di questa decisione.
Non voglio essere parte di un processo altamente diseducativo.
Del resto, viviamo anche di esempi.
F
* Note precedenti:
https://www.facebook.com/notes/federico-caramadre-ronconi/cultura-il-crollo-di-pompei/473799189760
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VERSIONE INTEGRALE: "Perché non porterò i miei studenti a Pompei".
Pompei e il disfacimento della cultura italiana.
Insegno arte. Credo, da sempre, che il patrimonio italiano, fatto di bellezze storiche e panorami mozzafiato, sia la vera ricchezza di questo paese.
Come tanti miei coetanei, anche per me è venuto il momento di pensare seriamente di andarmene all'estero, cosa che poi non ho fatto, nella convizione che fosse meglio rimanere e lavorare per migliorare le cose qui, a casa mia, nostra.
Insegnare, tra le tante cose, credo significhi trasmettere da un lato la conoscenza, dall'altro l'amore e la passione che si riservano per una materia o per un certo argomento; nel mio caso: l'arte.
In Italia arte e storia vivono un connubio indissolubile. Infatti è improbabile pensare all'insegnamento della storia senza trattare la storia dell'arte, così come sarebbe inverosimile non raccontare agli studenti chi siamo e da dove veniamo attraverso le vestigia di popoli antichi che ci hanno preceduti e di cui siamo parte, che hanno lasciato in questo paese segni meravigliosi della loro presenza.
Nei molti viaggi all'estero, sono più volte rimasto colpito da come intorno a "quattro sassi", spesso davvero poco significativi, sorgano importanti strutture museali, con tanto di organizzatissimi bookshop, bar e sale multimediali a corredo, alimentando un notevole giro d'affari praticamente intorno al nulla.
Il "nulla" diventa chiaramente tale se confrontato con quanto abbiamo in Italia.
Se ragionassimo con questo criterio, dovremmo avere un percorso museale in ogni angolo del più remoto paesino di questa già fin troppo martoriata nazione.
Così, va con sé che non sia possibile avere musei in ogni dove, per quanto, da più parti non si fa altro che dire che archeologia, arte, paesaggi e prodotti tipici sono il nostro vero e unico petrolio. Eppure ci sono certi luoghi in cui, tuttavia, questo tipo di attenzioni, cura, rispetto e innovazione, te l'aspetti.
Sono luoghi come Pompei, entrati nell'immaginario collettivo del mondo intero, luoghi che in Italia davvero non mancano.
Allora decido di portare i miei studenti a Pompei, per vedere da vicino, da dentro, una città romana, meravigliosamente e inesorabilmente intatta: abitazioni, servizi, anfiteatro, strade, ville, postriboli, architetture, pitture parietali, mosaici, decori.
Agosto 2013. Vado da solo per un sopralluogo. Potrò immaginare un percorso e preparare delle lezioni.
E così, sono tornato a distanza di tempo negli scavi di Pompei, meravigliosa città romana pressoché integra.
In seguito alle mille polemiche nate a causa del crollo di una delle case ospitate nel sito archeologico (qualche anno fa - vedi post "Il crollo di Pompei"*), mi aspettavo che le cose andassero decisamente meglio.
Lascio giudicare chi, per scelta o per ventura, è capitato su queste pagine, come stiano le cose.
Ho fotografato più immondizia, cancelli chiusi, vecchi cartelli di lavori in corso, che bellezze archeologiche. Uno schifo.
Fuori dalla biglietteria la fila dalle 8 di mattina: francesi, tedeschi, giapponesi...
Prima dell'ingresso una fila interminabile di bancarelle che ti vendono questo e quello, lasciando prefigurare le meraviglie dell'interno. È una vergogna. La città stava meglio trent'anni fa. Sono capitato in un tugurio a cielo aperto.
Non possiamo più aspettare, questo strazio e questo patrimonio, che potrebbe dare lavoro a centinaia di persone, ancora in mano ai burocrati.
Non ci sono parole per descrivere il disgusto che ho provato nel vedere lo stato di degrado del sito archeologico. Ho avuto i crampi allo stomaco per la rabbia.
Possibilità di sviluppo soppresse e cura del patrimonio storico vergognosa.
Vorrei chiedere conto di questo sfacelo, questa incapacità parte da lontano.
Un vero scempio. Un insulto continuo, a ogni passo, in ogni via, dentro ogni vicolo, di là da ogni divieto d'accesso e oltre ogni lucchetto.
Potrei continuare con altre decine di immagini. Ne ho volutamente presa una sequenza a caso e mi fermo qui. Ditemi se meritiamo questa incuria, questo degrado.
Di seguito, si vede chiaramente lo stato di abbandono di questa villa romana, solo una delle tantissime sul percorso a ostacoli tra di divieti di accesso, sporcizia, ciarpame, polvere e vecchie transenne che migliaia di turisti provenienti da ogni parte del mondo vedono ogni giorno.
Una bella cartolina dall'Italia, non c'è che dire.
Chi sono i responsabili di questo sfacelo?
Certa politica è un danno per il paese.
Affreschi, mosaici, stucchi, lastricati, marmi, colonne, architetture, mura: tutto in uno stato d'abbandono. Persino i contenitori dell'immondizia hanno un che di sfasciume.
Alla fine del giro, deluso, mi convinco mio malgrado che non sia opportuno portare i miei studenti a Pompei. No, non è opportuno portare studenti a Pompei.
Dopo aver ascoltato un professore decantare tanto le arti e la storia, che nelle sue lezioni insiste su quanto sia importante e imprescindibile per il nostro paese prendersi cura del patrimonio storico-artistico, sia per rispetto della storia che per creare nuovo lavoro e nuova ricchezza, vedendo tutto quello sfacelo e quell'incuria, cosa penserebbero?
Imparerebbero che la storia e l'arte si possono trattare così.
No, grazie.
Chi vuole può immaginare queste poche righe come una provocazione, ma per me ce n'è abbastanza per non portare i miei studenti a Pompei. Spiegherò loro il perché di questa decisione.
Non voglio essere parte di un processo altamente diseducativo.
Del resto, viviamo anche di esempi.
F
Insegno arte. Credo, da sempre, che il patrimonio italiano, fatto di bellezze storiche e panorami mozzafiato, sia la vera ricchezza di questo paese.
Come tanti miei coetanei, anche per me è venuto il momento di pensare seriamente di andarmene all'estero, cosa che poi non ho fatto, nella convizione che fosse meglio rimanere e lavorare per migliorare le cose qui, a casa mia, nostra.
Insegnare, tra le tante cose, credo significhi trasmettere da un lato la conoscenza, dall'altro l'amore e la passione che si riservano per una materia o per un certo argomento: nel mio caso, l'arte.
In Italia arte e storia vivono un connubio indissolubile. Infatti è improbabile pensare all'insegnamento della storia senza trattare la storia dell'arte, così come sarebbe inverosimile non raccontare agli studenti chi siamo e da dove veniamo attraverso le vestigia di popoli antichi che ci hanno preceduti e di cui siamo parte, che hanno lasciato in questo paese segni meravigliosi della loro presenza.
Nei molti viaggi all'estero, sono più volte rimasto colpito da come intorno a "quattro sassi", spesso davvero poco significativi, sorgano importanti strutture museali, con tanto di organizzatissimi bookshop, bar e sale multimediali a corredo, alimentando un notevole giro d'affari praticamente intorno al nulla.
Il "nulla" diventa chiaramente tale se confrontato con quanto abbiamo in Italia.
Se ragionassimo con questo criterio, dovremmo avere un percorso museale in ogni angolo del più remoto paesino di questa già fin troppo martoriata nazione.
Così, va con sé che non sia possibile avere musei in ogni dove, per quanto, da più parti non si fa altro che dire che archeologia, arte, paesaggi e prodotti tipici sono il nostro vero e unico petrolio. Eppure ci sono certi luoghi in cui, tuttavia, questo tipo di attenzioni, cura, rispetto e innovazione, te l'aspetti.
Sono luoghi come Pompei, entrati nell'immaginario collettivo del mondo intero, luoghi che in Italia davvero non mancano.
Allora decido di portare i miei studenti a Pompei, per vedere da vicino, da dentro, una città romana, meravigliosamente e inesorabilmente intatta: abitazioni, servizi, anfiteatro, strade, ville, postriboli, architetture, decori.
Agosto 2013. Vado da solo per un sopralluogo. Potrò immaginare un percorso e preparare delle lezioni.
Così, sono tornato negli scavi di Pompei, meravigliosa città romana pressoché integra.
In seguito alle mille polemiche nate a causa del crollo di una delle case ospitate nel sito archeologico (qualche anno fa - vedi post "Il crollo di Pompei"*), mi aspettavo che le cose andassero decisamente meglio.
Lascio giudicare chi, per scelta o per ventura, è capitato su queste pagine, come stiano le cose.
Ho fotografato più immondizia, cancelli chiusi, vecchi cartelli di lavori in corso, che bellezze archeologiche. Uno schifo.
Fuori dalla biglietteria la fila dalle 8 di mattina: francesi, tedeschi, giapponesi...
Prima dell'ingresso una fila interminabile di bancarelle che ti vendono questo e quello, lasciando prefigurare le meraviglie dell'interno. È una vergogna. La città stava meglio trent'anni fa. Sono capitato in un tugurio a cielo aperto.
Non possiamo più aspettare, questo strazio e questo patrimonio, che potrebbe dare lavoro a centinaia di persone, ancora in mano ai burocrati.
Non ci sono parole per descrivere il disgusto che ho provato nel vedere lo stato di degrado del sito archeologico. Ho avuto i crampi allo stomaco per la rabbia.
Possibilità di sviluppo soppresse e cura del patrimonio storico vergognosa.
Vorrei chiedere conto di questo sfacelo, questa incapacità parte da lontano.
Un vero scempio. Un insulto continuo, a ogni passo, in ogni via, dentro ogni vicolo, di là da ogni divieto d'accesso e oltre ogni lucchetto.
Potrei continuare con altre decine di immagini. Ne ho volutamente presa una sequenza a caso e mi fermo qui. Ditemi se meritiamo questa incuria, questo degrado.
Di seguito, si vede chiaramente lo stato di abbandono di questa villa romana, solo una delle tantissime sul percorso a ostacoli tra di divieti di accesso, sporcizia, ciarpame, polvere e vecchie transenne che migliaia di turisti provenienti da ogni parte del mondo vedono ogni giorno.
Una bella cartolina dall'Italia, non c'è che dire.
Chi sono i responsabili di questo sfacelo?
Certa politica è un danno per il paese.
Affreschi, mosaici, stucchi, lastricati, marmi, colonne, architetture, mura: tutto in uno stato d'abbandono. Persino i contenitori dell'immondizia hanno un che di sfasciume.
Alla fine del giro, deluso, mi convinco mio malgrado che non sia opportuno portare i miei studenti a Pompei. No, non è opportuno portare studenti a Pompei.
Dopo aver ascoltato un professore decantare tanto le arti e la storia, che nelle sue lezioni insiste su quanto sia importante e imprescindibile per il nostro paese prendersi cura del patrimonio storico-artistico, sia per rispetto della storia che per creare nuovo lavoro e nuova ricchezza, vedendo tutto quello sfacelo e quell'incuria, cosa penserebbero?
Imparerebbero che la storia e l'arte si possono trattare così.
No, grazie.
Chi vuole può immaginare queste poche righe come una provocazione, ma per me ce n'è abbastanza per non portare i miei studenti a Pompei. Spiegherò loro il perché di questa decisione.
Non voglio essere parte di un processo altamente diseducativo.
Del resto, viviamo anche di esempi.
F
* Note precedenti:
https://www.facebook.com/notes/federico-caramadre-ronconi/cultura-il-crollo-di-pompei/473799189760
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VERSIONE INTEGRALE: "Perché non porterò i miei studenti a Pompei".
Pompei e il disfacimento della cultura italiana.
Insegno arte. Credo, da sempre, che il patrimonio italiano, fatto di bellezze storiche e panorami mozzafiato, sia la vera ricchezza di questo paese.
Come tanti miei coetanei, anche per me è venuto il momento di pensare seriamente di andarmene all'estero, cosa che poi non ho fatto, nella convizione che fosse meglio rimanere e lavorare per migliorare le cose qui, a casa mia, nostra.
Insegnare, tra le tante cose, credo significhi trasmettere da un lato la conoscenza, dall'altro l'amore e la passione che si riservano per una materia o per un certo argomento; nel mio caso: l'arte.
In Italia arte e storia vivono un connubio indissolubile. Infatti è improbabile pensare all'insegnamento della storia senza trattare la storia dell'arte, così come sarebbe inverosimile non raccontare agli studenti chi siamo e da dove veniamo attraverso le vestigia di popoli antichi che ci hanno preceduti e di cui siamo parte, che hanno lasciato in questo paese segni meravigliosi della loro presenza.
Nei molti viaggi all'estero, sono più volte rimasto colpito da come intorno a "quattro sassi", spesso davvero poco significativi, sorgano importanti strutture museali, con tanto di organizzatissimi bookshop, bar e sale multimediali a corredo, alimentando un notevole giro d'affari praticamente intorno al nulla.
Il "nulla" diventa chiaramente tale se confrontato con quanto abbiamo in Italia.
Se ragionassimo con questo criterio, dovremmo avere un percorso museale in ogni angolo del più remoto paesino di questa già fin troppo martoriata nazione.
Così, va con sé che non sia possibile avere musei in ogni dove, per quanto, da più parti non si fa altro che dire che archeologia, arte, paesaggi e prodotti tipici sono il nostro vero e unico petrolio. Eppure ci sono certi luoghi in cui, tuttavia, questo tipo di attenzioni, cura, rispetto e innovazione, te l'aspetti.
Sono luoghi come Pompei, entrati nell'immaginario collettivo del mondo intero, luoghi che in Italia davvero non mancano.
Allora decido di portare i miei studenti a Pompei, per vedere da vicino, da dentro, una città romana, meravigliosamente e inesorabilmente intatta: abitazioni, servizi, anfiteatro, strade, ville, postriboli, architetture, pitture parietali, mosaici, decori.
Agosto 2013. Vado da solo per un sopralluogo. Potrò immaginare un percorso e preparare delle lezioni.
E così, sono tornato a distanza di tempo negli scavi di Pompei, meravigliosa città romana pressoché integra.
In seguito alle mille polemiche nate a causa del crollo di una delle case ospitate nel sito archeologico (qualche anno fa - vedi post "Il crollo di Pompei"*), mi aspettavo che le cose andassero decisamente meglio.
Lascio giudicare chi, per scelta o per ventura, è capitato su queste pagine, come stiano le cose.
Ho fotografato più immondizia, cancelli chiusi, vecchi cartelli di lavori in corso, che bellezze archeologiche. Uno schifo.
Fuori dalla biglietteria la fila dalle 8 di mattina: francesi, tedeschi, giapponesi...
Prima dell'ingresso una fila interminabile di bancarelle che ti vendono questo e quello, lasciando prefigurare le meraviglie dell'interno. È una vergogna. La città stava meglio trent'anni fa. Sono capitato in un tugurio a cielo aperto.
Non possiamo più aspettare, questo strazio e questo patrimonio, che potrebbe dare lavoro a centinaia di persone, ancora in mano ai burocrati.
Non ci sono parole per descrivere il disgusto che ho provato nel vedere lo stato di degrado del sito archeologico. Ho avuto i crampi allo stomaco per la rabbia.
Possibilità di sviluppo soppresse e cura del patrimonio storico vergognosa.
Vorrei chiedere conto di questo sfacelo, questa incapacità parte da lontano.
Un vero scempio. Un insulto continuo, a ogni passo, in ogni via, dentro ogni vicolo, di là da ogni divieto d'accesso e oltre ogni lucchetto.
Potrei continuare con altre decine di immagini. Ne ho volutamente presa una sequenza a caso e mi fermo qui. Ditemi se meritiamo questa incuria, questo degrado.
Di seguito, si vede chiaramente lo stato di abbandono di questa villa romana, solo una delle tantissime sul percorso a ostacoli tra di divieti di accesso, sporcizia, ciarpame, polvere e vecchie transenne che migliaia di turisti provenienti da ogni parte del mondo vedono ogni giorno.
Una bella cartolina dall'Italia, non c'è che dire.
Chi sono i responsabili di questo sfacelo?
Certa politica è un danno per il paese.
Affreschi, mosaici, stucchi, lastricati, marmi, colonne, architetture, mura: tutto in uno stato d'abbandono. Persino i contenitori dell'immondizia hanno un che di sfasciume.
Alla fine del giro, deluso, mi convinco mio malgrado che non sia opportuno portare i miei studenti a Pompei. No, non è opportuno portare studenti a Pompei.
Dopo aver ascoltato un professore decantare tanto le arti e la storia, che nelle sue lezioni insiste su quanto sia importante e imprescindibile per il nostro paese prendersi cura del patrimonio storico-artistico, sia per rispetto della storia che per creare nuovo lavoro e nuova ricchezza, vedendo tutto quello sfacelo e quell'incuria, cosa penserebbero?
Imparerebbero che la storia e l'arte si possono trattare così.
No, grazie.
Chi vuole può immaginare queste poche righe come una provocazione, ma per me ce n'è abbastanza per non portare i miei studenti a Pompei. Spiegherò loro il perché di questa decisione.
Non voglio essere parte di un processo altamente diseducativo.
Del resto, viviamo anche di esempi.
F
domenica 31 marzo 2013
RANDOM INTERCULTURA
RANDOM INTERCULTURA
Utilizzo delle arti sceniche per integrazione culturale e arricchimento linguistico
Il progetto “Random, Intercultura”, è stato proposto e avviato durante l’a.s. 2007/2008 dai professori Francesca Bordini e Federico Caramadre e ha visto il coinvolgimento diretto di artisti e tecnici dello spettacolo, in squadra e di concerto con l’attività curricolare degli insegnanti.
A partire dal 2007, con la stesura e l’approvazione del progetto in una scuola pilota, sono state istituite lezioni specifiche sotto forma laboratoriale.
Il progetto formativo è un contributo all’integrazione culturale e alla divulgazione delle arti, realizzato durante gli anni scolastici 2007/2008 e 2008/2009.
Di cosa si tratta
L’obiettivo del progetto è sviluppare una serie di interventi didattici che abbiano un impatto positivo nel territorio di riferimento, con particolare attenzione ad alcune criticità riscontrate tra le nuove generazioni nell’uso della lingua italiana, oltre che nell’ambito dell’integrazione linguistica per gli stranieri.
In ambito scolastico, si è riscontrato nei ragazzi stranieri degli istituti un notevole disagio nell’approccio alla lingua italiana, inoltre, per gli studenti italiani, si verifica una generale mancanza di attenzione all’uso della lingua e del linguaggio che comporta, come conseguenza, un progressivo impoverimento del bagaglio lessicale, una capacità sempre più limitata ad esprimere concetti in modo organico e coerente, una difficoltà crescente nell’uso della lingua in modo consapevole e corretto e quanto più vicino possibile allo standard nazionale.
In aggiunta a queste problematiche, il personale docente segnala una scarsa dimistichezza di alcuni studenti nella capacità di lettura, sia espressiva (rispetto della punteggiatura, della pronuncia, delle pause e delle modalità interpretative) che globale, e nelle capacità di esposizione dei ragazzi in genere.
A latere di questa analisi, va segnalato che gli adolescenti, italiani e non, manifestano una sempre maggiore mancanza di fiducia in se stessi, di autostima; mancanze che determinano atteggiamenti di rassegnazione (ragazzi costantemente portati ad arrendersi alla prima difficoltà), o indolenza (mostrando di non saper tirare fuori quella grinta e quella voglia di fare che permetterebbe loro di superare gli ostacoli). In questo quadro si inserisce il difficile problema dell’integrazione, laddove differenti culture si ritrovano a convivere di fatto all’interno di un’aula senza una qualche reciproca conoscenza.
Il progetto “Random, Intercultura”, si presta a sviluppare una dinamica relazionale nelle scuole, all’interno del gruppo classe, che permetta di affrontare queste criticità sotto forma di gioco formativo e didattico.
Contatti
http://www.hermesartstudios.com/
http://www.federicocaramadre.com/educational/random/doc/
Utilizzo delle arti sceniche per integrazione culturale e arricchimento linguistico
Il progetto “Random, Intercultura”, è stato proposto e avviato durante l’a.s. 2007/2008 dai professori Francesca Bordini e Federico Caramadre e ha visto il coinvolgimento diretto di artisti e tecnici dello spettacolo, in squadra e di concerto con l’attività curricolare degli insegnanti.
A partire dal 2007, con la stesura e l’approvazione del progetto in una scuola pilota, sono state istituite lezioni specifiche sotto forma laboratoriale.
Il progetto formativo è un contributo all’integrazione culturale e alla divulgazione delle arti, realizzato durante gli anni scolastici 2007/2008 e 2008/2009.
Di cosa si tratta
L’obiettivo del progetto è sviluppare una serie di interventi didattici che abbiano un impatto positivo nel territorio di riferimento, con particolare attenzione ad alcune criticità riscontrate tra le nuove generazioni nell’uso della lingua italiana, oltre che nell’ambito dell’integrazione linguistica per gli stranieri.
In ambito scolastico, si è riscontrato nei ragazzi stranieri degli istituti un notevole disagio nell’approccio alla lingua italiana, inoltre, per gli studenti italiani, si verifica una generale mancanza di attenzione all’uso della lingua e del linguaggio che comporta, come conseguenza, un progressivo impoverimento del bagaglio lessicale, una capacità sempre più limitata ad esprimere concetti in modo organico e coerente, una difficoltà crescente nell’uso della lingua in modo consapevole e corretto e quanto più vicino possibile allo standard nazionale.
In aggiunta a queste problematiche, il personale docente segnala una scarsa dimistichezza di alcuni studenti nella capacità di lettura, sia espressiva (rispetto della punteggiatura, della pronuncia, delle pause e delle modalità interpretative) che globale, e nelle capacità di esposizione dei ragazzi in genere.
A latere di questa analisi, va segnalato che gli adolescenti, italiani e non, manifestano una sempre maggiore mancanza di fiducia in se stessi, di autostima; mancanze che determinano atteggiamenti di rassegnazione (ragazzi costantemente portati ad arrendersi alla prima difficoltà), o indolenza (mostrando di non saper tirare fuori quella grinta e quella voglia di fare che permetterebbe loro di superare gli ostacoli). In questo quadro si inserisce il difficile problema dell’integrazione, laddove differenti culture si ritrovano a convivere di fatto all’interno di un’aula senza una qualche reciproca conoscenza.
Il progetto “Random, Intercultura”, si presta a sviluppare una dinamica relazionale nelle scuole, all’interno del gruppo classe, che permetta di affrontare queste criticità sotto forma di gioco formativo e didattico.
Contatti
http://www.hermesartstudios.com/
http://www.federicocaramadre.com/educational/random/doc/
venerdì 15 marzo 2013
Marò
Sono accusato di omicidio.
Dicono che abbia sparato a due pescatori. Sfamavano le famiglie uscendo in mare aperto e riportando a casa la raccolta delle loro reti.
Intendiamoci, imbracciare un fucile è il mio mestiere.
Io e il mio collega siamo imbarcati sulle navi mercantili per proteggere il carico dagli attacchi dei pirati che in mare aperto, soprattutto lì, si sa, sono frequenti.
Adesso il problema è politico. Sì, perché quegli spari ci sono stati, è vero, ma in acque internazionali. Allora dovremmo essere processati nel nostro paese, il mio collega e io. Invece mi vogliono processare lì, i connazionali dei pescatori. Sono arrabbiati, lo capisco, ma io ho fatto il mio dovere. Il mio dovere era di proteggere la nave.
Per Natale hanno acconsentito che si ritornasse nelle nostre case.
Hanno mandato un aereo apposta, dall'Italia, per riportarci a casa.
Sono molto emozionato, faccio fatica a rendermi conto di poter respirare l'aria italiana.
Dopo l'atterraggio, all'aeroporto, sono saliti sul velivolo alcuni superiori. Io sono solo un sottufficiale. Hanno voluto che indossassimo le alte uniformi che ci avevano portato, ma ci hanno permesso di abbracciare le nostre famiglie prima, in privato. Sì, perché subito fuori, sulla pista, c'erano due ministri ad attenderci: il Ministro della Difesa e il Ministro degli Esteri. Due ministri tecnici, potevano esimersi dal farlo, invece erano lì ad accoglierci con tutti gli onori.
Hanno dovuto pagare una cauzione da 826mila euro perché potessimo tornare a casa per Natale.
C'era anche la stampa. Non ho mai visto tanti flash tutti insieme, più che al mio matrimonio. Abbiamo dovuto parlare ai microfoni, ringraziare pubblicamente le forze armate, il nostro paese.
Abbiamo avuto una giornata molto intensa al nostro arrivo. Ho sentito che qualcuno ci vorrebbe candidare al parlamento alle prossime elezioni. Ma ci pensa?! Io, un onorevole!
Oggi saremo ricevuti nientemeno che dal Presidente della Repubblica. Sarà un onore. Potremo stringergli la mano.
Come dice?!
Sì, siamo accusati di omicidio.
RANDOM MARO'
Dicono che abbia sparato a due pescatori. Sfamavano le famiglie uscendo in mare aperto e riportando a casa la raccolta delle loro reti.
Intendiamoci, imbracciare un fucile è il mio mestiere.
Io e il mio collega siamo imbarcati sulle navi mercantili per proteggere il carico dagli attacchi dei pirati che in mare aperto, soprattutto lì, si sa, sono frequenti.
Adesso il problema è politico. Sì, perché quegli spari ci sono stati, è vero, ma in acque internazionali. Allora dovremmo essere processati nel nostro paese, il mio collega e io. Invece mi vogliono processare lì, i connazionali dei pescatori. Sono arrabbiati, lo capisco, ma io ho fatto il mio dovere. Il mio dovere era di proteggere la nave.
Per Natale hanno acconsentito che si ritornasse nelle nostre case.
Hanno mandato un aereo apposta, dall'Italia, per riportarci a casa.
Sono molto emozionato, faccio fatica a rendermi conto di poter respirare l'aria italiana.
Dopo l'atterraggio, all'aeroporto, sono saliti sul velivolo alcuni superiori. Io sono solo un sottufficiale. Hanno voluto che indossassimo le alte uniformi che ci avevano portato, ma ci hanno permesso di abbracciare le nostre famiglie prima, in privato. Sì, perché subito fuori, sulla pista, c'erano due ministri ad attenderci: il Ministro della Difesa e il Ministro degli Esteri. Due ministri tecnici, potevano esimersi dal farlo, invece erano lì ad accoglierci con tutti gli onori.
Hanno dovuto pagare una cauzione da 826mila euro perché potessimo tornare a casa per Natale.
C'era anche la stampa. Non ho mai visto tanti flash tutti insieme, più che al mio matrimonio. Abbiamo dovuto parlare ai microfoni, ringraziare pubblicamente le forze armate, il nostro paese.
Abbiamo avuto una giornata molto intensa al nostro arrivo. Ho sentito che qualcuno ci vorrebbe candidare al parlamento alle prossime elezioni. Ma ci pensa?! Io, un onorevole!
Oggi saremo ricevuti nientemeno che dal Presidente della Repubblica. Sarà un onore. Potremo stringergli la mano.
Come dice?!
Sì, siamo accusati di omicidio.
RANDOM MARO'
martedì 12 marzo 2013
La pagella agli insegnanti peggiora i risultati dei ragazzi
Scuola: gli insegnanti vengono valutati.
La riforma della valutazione arriva in applicazione al decreto sulle semplificazioni varato dal governo Monti nel 2012 per dare le 'pagelle' a scuole, insegnanti, presidi.
Se gli insegnanti sono valutati positivamente guadagnano più denaro.
La valutazione degli insegnanti dipende dai risultati degli allievi.
Gli allievi vengono valutati con dei test.
Risultato: gli insegnanti passano il tempo a insegnare agli allievi come superare al meglio i test.
Approfondimenti:
http://www.globalproject.info/it/in_movimento/qualita-totale-a-scuola-docenti-e-studenti-robot/13752
http://www.orizzontescuola.it/news/sistema-nazionale-valutazione-dal-governo-nuovo-colpo-alla-scuola-pubblica
http://www.flcgil.it/scuola/il-consiglio-dei-ministri-approva-in-limine-mortis-il-sistema-nazionale-di-valutazione-protervia-ed-arroganza-del-governo.flc
http://www.orizzontescuola.it/news/mania-valutazione
La riforma della valutazione arriva in applicazione al decreto sulle semplificazioni varato dal governo Monti nel 2012 per dare le 'pagelle' a scuole, insegnanti, presidi.
Se gli insegnanti sono valutati positivamente guadagnano più denaro.
La valutazione degli insegnanti dipende dai risultati degli allievi.
Gli allievi vengono valutati con dei test.
Risultato: gli insegnanti passano il tempo a insegnare agli allievi come superare al meglio i test.
Approfondimenti:
http://www.globalproject.info/it/in_movimento/qualita-totale-a-scuola-docenti-e-studenti-robot/13752
http://www.orizzontescuola.it/news/sistema-nazionale-valutazione-dal-governo-nuovo-colpo-alla-scuola-pubblica
http://www.flcgil.it/scuola/il-consiglio-dei-ministri-approva-in-limine-mortis-il-sistema-nazionale-di-valutazione-protervia-ed-arroganza-del-governo.flc
http://www.orizzontescuola.it/news/mania-valutazione
domenica 10 marzo 2013
RANDOM e la sperimentazione. De Vulgaris Eloquentia
1. Random
È una raccolta di racconti inediti.
Le pagine sono state selezionate in modo più o
meno casuale, “random”, all'interno del database contenente gli scritti
dell'autore.
Nonostante l'eterogeneità di argomenti, metodi di
scrittura e date, a conferma della rigorosa ricerca estetica, ne risulta un tema
portante, un percorso univoco, che disegna una storia articolata, come, del
resto, è evidente in qualunque altro tipo di opera dello stesso autore.
2. De Vulgaris Eloquentia
De Vulgaris Eloquentia è testo per spettacolo
teatrale, integro e mai rappresentato, realizzato con un criterio di casualità
(random) “logica”: reimpaginando parti di scritti diversi, utili a costruire
l’intreccio, il plot drammaturgico.
"Random in De Vulgaris Eloquentia", nasce
da queste due simili esperienze metodologiche, divenendo una primissima
raccolta di racconti inediti, che fanno parte del più ampio gruppo di scritti, rubriche,
diari di viaggio e newsletter dal titolo generale, appunto, di
"Random".
3. Il laboratorio
Dai testi inediti “Cursus
Philosophiae”, “La dance de l’araignée”, “La voce dell’ulivo”
e “I racconti di Hermes”, undici attori si misurano con la scrittura di
Federico Caramadre, interpretando liberamente racconti e brani scelti a caso
dall’autore, che ruotano intorno ai temi del viaggio (partire, lasciarsi,
ritrovarsi).
Ne deriva una serata
di reading, in cui l’incontro è finalizzato ad aprire una finestra sulla
scrittura e sulla recitazione.
La performance con undici attori ha avuto luogo in
un noto locale romano.
In seguito è stato messo in scena sotto forma di spettacolo teatrale.
In seguito è stato messo in scena sotto forma di spettacolo teatrale.
4. La newsletter:
internet e la lettura sul web
La prima parte della raccolta è un insieme di
newsletter curate da Federico Caramadre per l’associazione culturale Hermes. I
testi sono delle recensioni, appunti di costume, qui restituite sotto forma di
racconto, quasi un “diario di viaggio” dell’autore, che si confronta con l’immediatezza
del linguaggio richiesta dagli utenti del web.
5. La trasmissione
radiofonica: i radioracconti
Alcune newsletter, e una cernita di racconti, sono
divenute oggetto di trasmissione radiofonica sotto forma di rubriche per “radioracconto”.
L’uso della radio-arte deriva dall’esperienza di regia dell’autore: nella sua
“recherche”, gli spettacoli teatrali usufruiscono spesso di veri e propri
“radio-film”.
RANDOM, QUANDO IL CASO DIVENTA ARTE
6. Nota critica di
Piera Peri
RANDOM, QUANDO IL
CASO DIVENTA ARTE
DI PIERA PERI
"Random è soprattutto un diario di viaggio,
il taccuino su cui "l'artista" si affretta ad annotare l'incanto dei
tramonti o a disegnare le pièces messe in scena da una varia umanità, cui gli è
dato di assistere".
Federico Caramadre Ronconi, in maniera
apparentemente disorientante, si muove, conducendo la sua ricerca estetica, tra
teatro, arti visive, web e scrittura. "Random", è solo l'ultimo
tassello di una architettura estetica assai più vasta, in fieri, che l'autore
sviluppa passando da un palco teatrale ad una pagina web, da una trasmissione
radiofonica all'esercizio letterario.
Al pari dei giochi dei surrealisti che si basavano
sulla "casualità", sul richiamo dell'inconscio, anche
"Random", esplicita la logica e la poetica riscontrabile in ogni
"gesto"dell'artista. Una poetica che vede ben calibrate forma e
contenuto, dove la parola si fa ritmo e gli "orrori" dell'umana
fragilità ci fanno sorridere, di un riso amaro. Come avviene in questa raccolta
di racconti che ci portano dall'atmosfera di una Parigi che conserva intatto il
fascino dei libri di Breton, ad un nostalgico Portogallo meta di vacanze tra
amici, alla Roma di chi l'ha costruita, a fatica la vive, la trasforma e da
essa viene trasformato, continuamente. "Random" ci propone infatti
una carrellata sul genere umano, una sorta di tragicomica comédie humaine dove
sfilano i personaggi di tutti i giorni. Tutto questo ci viene raccontato con
una prosa a volte brillante e incalzante, a volte poetica e lenta, ma sempre
ricercata e raffinata nella quale forte si avverte la presenza dell'autore il
quale spesso si rivolge al lettore in prima persona, esponendosi, svelandosi
piano piano, creando così un sottile senso di complicità. La natura randomica
del libro consente un'altrettanto lettura randomica in cui il lettore si può
divertire ad aprire casualmente una pagina senza che il senso del tutto sia
compromesso, ad abbandonare il libro per poi tornarci con un'altra predisposizione,
altre aspettative, altri stati d'animo. Ma "Random" risulta talmente
coinvolgente che lo si divora in breve tempo e presto si è invogliati a
scoprirlo anche sotto le sue altre forme, pagine web, reading e spettacolo
teatrale, radioracconto radiofonico.
Dott.ssa Piera Peri
(critico d’arte)
«Così i loro amori sono
pure i miei, dello scrittore, del personaggio scrittore, del corriere dei
sogni, degli amici chiamati in causa e degli astanti che sanno godersi lo
spettacolo offerto da una fermata di tram, o dal bancone di un bar. Questo:
null'altro che uno stop d'autobus, una fermata di tram...».
venerdì 1 marzo 2013
DETERSIVO ECO
DETERSIVO PIATTI A MANO E IN LAVASTOVIGLIE
Ingredienti:
3 limoni
400 ml. di acqua
200 gr. di sale
100 ml. di aceto bianco
Tagliare i limoni in 4 – 5 pezzi, togliendo i semi e mantenendo la buccia.
Frullarli con un mixer insieme a un po’ di acqua e sale.
Mettere la poltiglia in una pentola, aggiungere l'acqua rimanente e l’aceto. Far bollire per circa 10 minuti mescolando affinché non si attacchi.
Quando si è addensato e raffreddato mettere in un vasetto di vetro o in una bottiglia di plastica.
USO: due cucchiai da minestra per la lavastoviglie; a piacere per i piatti a mano.
ATTENZIONE
Detersivo a base acida: non miscelarlo con detersivi basici / alcalini (detersivo piatti classico, sia chimico che ecologico). Pertanto NON USARLI INSIEME. Non succede nulla, semplicemente essendo opposti si annullano a vicenda e sparisce il potere detergente (non lavano!).
Efficace in lavastoviglie. L’efficacia migliora se come brillantante si mette l’aceto e se si puliscono regolarmente i filtri.
Si possono perdonare alcune imperfezioni se pensiamo che ci mangiamo, dentro i piatti, e che al limite – rimanessero tracce di detersivo (e rimangono sempre) – è solo limone, aceto e sale!
Per di più non arriva ai depuratori delle acque di scarico facendo strage di microrganismi utili alla depurazione!
N.B. Si consiglia di utilizzare per la preparazione dei detersivi – in generale – delle vecchie pentole e di adibirle solo a questo scopo. Consigliati i limoni biologici o trattati meno possibile.
Ingredienti:
3 limoni
400 ml. di acqua
200 gr. di sale
100 ml. di aceto bianco
Tagliare i limoni in 4 – 5 pezzi, togliendo i semi e mantenendo la buccia.
Frullarli con un mixer insieme a un po’ di acqua e sale.
Mettere la poltiglia in una pentola, aggiungere l'acqua rimanente e l’aceto. Far bollire per circa 10 minuti mescolando affinché non si attacchi.
Quando si è addensato e raffreddato mettere in un vasetto di vetro o in una bottiglia di plastica.
USO: due cucchiai da minestra per la lavastoviglie; a piacere per i piatti a mano.
ATTENZIONE
Detersivo a base acida: non miscelarlo con detersivi basici / alcalini (detersivo piatti classico, sia chimico che ecologico). Pertanto NON USARLI INSIEME. Non succede nulla, semplicemente essendo opposti si annullano a vicenda e sparisce il potere detergente (non lavano!).
Efficace in lavastoviglie. L’efficacia migliora se come brillantante si mette l’aceto e se si puliscono regolarmente i filtri.
Si possono perdonare alcune imperfezioni se pensiamo che ci mangiamo, dentro i piatti, e che al limite – rimanessero tracce di detersivo (e rimangono sempre) – è solo limone, aceto e sale!
Per di più non arriva ai depuratori delle acque di scarico facendo strage di microrganismi utili alla depurazione!
N.B. Si consiglia di utilizzare per la preparazione dei detersivi – in generale – delle vecchie pentole e di adibirle solo a questo scopo. Consigliati i limoni biologici o trattati meno possibile.
giovedì 28 febbraio 2013
Programma personale di un cittadino qualsiasi
Programma personale di un cittadino qualsiasi (io).
Pensieri non in ordine di importanza:
- Deburocratizzare: semplificare le procedure a qualunque livello della vita pubblica e privata.
- Valorizzare il patrimonio storico, artistico e paesaggistico.
- Incentivare la ristrutturazione edilizia.
- Consentire l'autoapprovvigionamento energetico.
- Consentire la detraibilità dell'IVA anche alle persone fisiche.
- Istituire un'aliquota IVA unica riducendo i costi alle imprese e abolendo gli studi di settore.
- Convertire le pene minori passate in giudicato in un obbligo ai lavori socialmente utili.
- Premiare l'innovazione imprenditoriale con la detassazione.
- Non privatizzare i servizi essenziali.
- Investire nelle strutture scolastiche e nell'aggiornamento degli insegnanti.
- Ridiscutere il fiscal compact.
- Incentivare il commercio a km zero.
- Ridurre gli uffici pubblici e accorpare gli ambiti di competenza.
- Selezionare gli amministratori pubblici per comprovate capacità di settore e uniformare le normative territoriali.
- Incentivare le erogazioni liberali con deducibilità dalle tasse a enti, associazioni, società con progetti di pubblico interesse e utilità, con scopi di ricerca, culturali e sociali.
- Seguono idee a chili...
Adesso impegnatevi nello studiare soluzioni possibili ai problemi invece di parlamentare.
Due anni che si sente dire che avreste cambiato la legge elettorale e invece niente.
Grazie.
Pensieri non in ordine di importanza:
- Deburocratizzare: semplificare le procedure a qualunque livello della vita pubblica e privata.
- Valorizzare il patrimonio storico, artistico e paesaggistico.
- Incentivare la ristrutturazione edilizia.
- Consentire l'autoapprovvigionamento energetico.
- Consentire la detraibilità dell'IVA anche alle persone fisiche.
- Istituire un'aliquota IVA unica riducendo i costi alle imprese e abolendo gli studi di settore.
- Convertire le pene minori passate in giudicato in un obbligo ai lavori socialmente utili.
- Premiare l'innovazione imprenditoriale con la detassazione.
- Non privatizzare i servizi essenziali.
- Investire nelle strutture scolastiche e nell'aggiornamento degli insegnanti.
- Ridiscutere il fiscal compact.
- Incentivare il commercio a km zero.
- Ridurre gli uffici pubblici e accorpare gli ambiti di competenza.
- Selezionare gli amministratori pubblici per comprovate capacità di settore e uniformare le normative territoriali.
- Incentivare le erogazioni liberali con deducibilità dalle tasse a enti, associazioni, società con progetti di pubblico interesse e utilità, con scopi di ricerca, culturali e sociali.
- Seguono idee a chili...
Adesso impegnatevi nello studiare soluzioni possibili ai problemi invece di parlamentare.
Due anni che si sente dire che avreste cambiato la legge elettorale e invece niente.
Grazie.
lunedì 2 luglio 2012
Sans domicile fix
Comunicato stampa
Federico Caramadre Ronconi
“Sans domicile fix”
Inaugurazione: sabato 2
luglio 2011 ore 17,30
Il Ridotto
arte contemporanea
Palazzo Mazzatosta
Via Orologio Vecchio,
34
Viterbo
dal 2 al 17 luglio 2011
orario: dal giovedì al
sabato 17,00 – 19,30
Altri orari su
appuntamento
(da verificare sempre
via telefono)
Apre un nuovo piccolo spazio
per l’arte contemporanea a Viterbo, al piano terra dello storico Palazzo
Mazzatosta (già sede di eventi d’arte): “Il Ridotto”.
Ad inaugurarlo sarà Federico Caramadre Ronconi,
regista, video maker, fotografo e scrittore, un artista che si muove nel mondo
dell’arte "a tutto tondo", un talento carico di un’estrema sensibilità
per ciò che lo circonda e che con immediatezza riesce a cogliere e raccontarne
l’essenza.
In Sans domicile fix la luce, il bianco e nero, narrano di una Parigi tout court attraverso una reflex che
cattura le immagini senza prima fermarle con uno sguardo dentro la macchina, ma
semplicemente camminando, per fissare sulla pellicola l'emozione in itinere.
A
cura di: Serena Achilli
in collaborazione con Tuscia Opera Festival
lunedì 28 maggio 2012
Lettera aperta al Ministro dell’Istruzione Dr. Francesco Profumo
di Angelo Borgna
Egregio Signor Ministro, Le scrivo questa lettera pur temendo che mai Lei avrà modo di leggerla. Ed allora? Beh, mi conceda la speranza che lo farà e la prego anche di comprendere uno come me, genitore di un figlio disabile, che dopo aver sperato e provato in tutti i modi ad avere un minimo di ascolto e di giustizia ecco che incomincia a fare cose sciocche ed assurde come quella, appunto, di scrivere al Ministro.
Le scrivo non perché consideri Lei, Ministro Francesco Profumo, responsabile del problema che di seguito Le illustrerò. Tutti sappiamo che sono ben altri i responsabili di questa vergogna, tutti quei ministri, TUTTI, che hanno avuto l’onore di occupare negli anni la sua poltrona e che si sono limitati, appunto, ad “occupare la poltrona” e che mai si sono concretamente preoccupati della scuola pubblica, dell’utenza della scuola pubblica, di TUTTA l’utenza, e dei suoi problemi.
Ed allora perché le scrivo Signor Ministro? Perché mi è rimasto solo questo da fare, perché mio figlio, disabile, credo che abbia gli stessi diritti degli altri figli normodotati, che già ne hanno pochi (non ne ha di più, HA GLI STESSI DIRITTI) ed io, senza gridare, in modo educato e civile, vorrei ricordarlo anche a Lei sperando che Lei, prima di andarsene, riesca a risolvere questo problema.
Qual’è il problema? Ecco: mio figlio, oggi quattordicenne, è affetto da autismo. E’ stato regolarmente iscritto all’età di tre anni alla scuola dell’infanzia dove ha conosciuto la sua PRIMA insegnante di sostegno che è riuscito miracolosamente a mantenere per tutti e tre gli anni del ciclo scolastico e con la quale aveva creato un rapporto perfetto, sia dal punto di vista umano che didattico. Ma cosa succede? Non so per quale perverso meccanismo ministeriale e burocratico, ed in barba alla tanto decantata “continuità educativa”, con l’ingresso alla scuola primaria mio figlio deve cambiare insegnante di sostegno, DEVE cambiare perché, inspiegabilmente, non si comprende per quale motivo l’insegnante della scuola materna non può accompagnarlo anche alla scuola primaria. Ed ecco, quindi che in prima elementare mio figlio conosce la sua SECONDA insegnante di sostegno. Ma l’anno successivo questa seconda insegnante di sostegno viene trasferita ed in seconda elementare mio figlio conosce la sua TERZA insegnante di sostegno che a metà anno scolastico se ne va e, sempre in seconda elementare mio figlio ha la fortuna di conoscere la sua QUARTA insegnante di sostegno. In terza elementare conoscerà la sua QUINTA e, sempre nello stesso anno, la sua SESTA insegnante di sostegno, in quarta elementare la SETTIMA ed in quinta elementare la sua OTTAVA insegnante di sostegno.
Mio figlio è così arrivato alla quinta elementare ed in questo percorso ha cambiato ben OTTO insegnanti di sostegno ed un’osservazione sorge spontanea Signor Ministro: gli amici di mio figlio, amici che hanno frequentato in questi anni, anno dopo anno, la sua stessa classe, tutti normodotati, NON HANNO MAI CAMBIATO INSEGNANTE OD INSEGNANTI, hanno giustamente mantenuto, anno dopo anno, gli stessi insegnanti ed allora perché, PERCHE’, un bambino disabile, quindi un bambino più fragile, problematico, che ha bisogno di stabilità, di punti di riferimento certi, un bambino che ha difficoltà a riadattarsi continuamente ad una nuova figura, un bambino che per poter apprendere, nel limite del possibile, ha bisogno di un clima sereno e di un rapporto stabile DEVE subire tutto questo?
Ma non finisce qui, Signor Ministro. Mio figlio approda alla prima media (secondaria di primo grado) e sa cosa succede? Lei non ci crederà ma cambia nuovamente insegnante di sostegno e sa perché? Io spero che i solerti dirigenti ministeriali lo sappiano perché io non l’ho capito e non lo so. La spiegazione che mi è stata data è che l’insegnante di sostegno della scuola elementare non è abilitata per insegnare alla scuola media, come se mio figlio entrando alla scuola media potesse seguire il programma didattico ed educativo di questa scuola. Mio figlio, Signor Ministro, in prima media non sa ancora leggere e scrivere, deve necessariamente seguire un programma specifico che si adatti a lui ed al suo livello di sviluppo, programma che grazie a questo tourbillon ogni anno dobbiamo concordare di nuovo e ridiscutere con la nuova insegnante e con gli operatori della ASL. E così, ecco che in prima media, in barba alla continuità educativa e soprattutto senza alcun minimo rispetto umano, mio figlio conosce la sua NONA insegnante di sostegno.
Ma ancora non finisce qui, Signor Ministro. Pochi giorni fa ho saputo che l’attuale insegnante di sostegno, preparata, in gamba e disponibilissima, essendo stata nominata di ruolo, il prossimo anno se ne andrà, DEVE andarsene perché di ruolo!! Tutto questo, Signor Ministro, in barba alla disabilità. In seconda media mio figlio conoscerà la sua DECIMA insegnante di sostegno.
Concludo, Signor Ministro, sottolineando che le insegnanti di sostegno di mio figlio, che ringrazio tutte indistintamente per l’impegno e la passione che hanno dimostrato nel lavoro e per l’affetto dimostrato verso mio figlio e che ancora oggi dimostrano, sono sempre state costrette ad andarsene e lasciare l’incarico e questo in base a leggi e regolamenti degni di un paese incivile, in base a meccanismi che nulla hanno a che vedere con la disabilità ed il delicato ruolo che questi insegnanti ricoprono e sono state costrette ad andarsene dopo essere riuscite ad instaurare un ottimo e proficuo rapporto con mio figlio.
Lei pensi, Signor Ministro, che nonostante tutto quello che ho scritto sopra mi si dice che mio figlio deve considerarsi fortunato perché ci sono zone nel nostro bel paese dove i bambini disabili il sostegno scolastico neanche riescono ad averlo. Questa osservazione aggiunge vergogna alla vergogna.
Nostro figlio, Signor Ministro, come ed insieme a tanti altri bambini disabili, ha bisogno di lavorare molto, in modo costante e guidato da personale qualificato per raggiungere la massima autonomia possibile. Oggi nostro figlio, quattordicenne, non sa ancora leggere e scrivere e si esprime verbalmente con difficoltà. Chissà, forse in una scuola organizzata in un modo diverso e soprattutto in una scuola più attenta ai bisogni dei più deboli, nostro figlio oggi avrebbe qualche autonomia in più e, soprattutto, in una scuola diversa avrebbe goduto di un maggior rispetto.
La ringrazio per l’attenzione e Le auguro buon lavoro.
Angelo Borgna
Egregio Signor Ministro, Le scrivo questa lettera pur temendo che mai Lei avrà modo di leggerla. Ed allora? Beh, mi conceda la speranza che lo farà e la prego anche di comprendere uno come me, genitore di un figlio disabile, che dopo aver sperato e provato in tutti i modi ad avere un minimo di ascolto e di giustizia ecco che incomincia a fare cose sciocche ed assurde come quella, appunto, di scrivere al Ministro.
Le scrivo non perché consideri Lei, Ministro Francesco Profumo, responsabile del problema che di seguito Le illustrerò. Tutti sappiamo che sono ben altri i responsabili di questa vergogna, tutti quei ministri, TUTTI, che hanno avuto l’onore di occupare negli anni la sua poltrona e che si sono limitati, appunto, ad “occupare la poltrona” e che mai si sono concretamente preoccupati della scuola pubblica, dell’utenza della scuola pubblica, di TUTTA l’utenza, e dei suoi problemi.
Ed allora perché le scrivo Signor Ministro? Perché mi è rimasto solo questo da fare, perché mio figlio, disabile, credo che abbia gli stessi diritti degli altri figli normodotati, che già ne hanno pochi (non ne ha di più, HA GLI STESSI DIRITTI) ed io, senza gridare, in modo educato e civile, vorrei ricordarlo anche a Lei sperando che Lei, prima di andarsene, riesca a risolvere questo problema.
Qual’è il problema? Ecco: mio figlio, oggi quattordicenne, è affetto da autismo. E’ stato regolarmente iscritto all’età di tre anni alla scuola dell’infanzia dove ha conosciuto la sua PRIMA insegnante di sostegno che è riuscito miracolosamente a mantenere per tutti e tre gli anni del ciclo scolastico e con la quale aveva creato un rapporto perfetto, sia dal punto di vista umano che didattico. Ma cosa succede? Non so per quale perverso meccanismo ministeriale e burocratico, ed in barba alla tanto decantata “continuità educativa”, con l’ingresso alla scuola primaria mio figlio deve cambiare insegnante di sostegno, DEVE cambiare perché, inspiegabilmente, non si comprende per quale motivo l’insegnante della scuola materna non può accompagnarlo anche alla scuola primaria. Ed ecco, quindi che in prima elementare mio figlio conosce la sua SECONDA insegnante di sostegno. Ma l’anno successivo questa seconda insegnante di sostegno viene trasferita ed in seconda elementare mio figlio conosce la sua TERZA insegnante di sostegno che a metà anno scolastico se ne va e, sempre in seconda elementare mio figlio ha la fortuna di conoscere la sua QUARTA insegnante di sostegno. In terza elementare conoscerà la sua QUINTA e, sempre nello stesso anno, la sua SESTA insegnante di sostegno, in quarta elementare la SETTIMA ed in quinta elementare la sua OTTAVA insegnante di sostegno.
Mio figlio è così arrivato alla quinta elementare ed in questo percorso ha cambiato ben OTTO insegnanti di sostegno ed un’osservazione sorge spontanea Signor Ministro: gli amici di mio figlio, amici che hanno frequentato in questi anni, anno dopo anno, la sua stessa classe, tutti normodotati, NON HANNO MAI CAMBIATO INSEGNANTE OD INSEGNANTI, hanno giustamente mantenuto, anno dopo anno, gli stessi insegnanti ed allora perché, PERCHE’, un bambino disabile, quindi un bambino più fragile, problematico, che ha bisogno di stabilità, di punti di riferimento certi, un bambino che ha difficoltà a riadattarsi continuamente ad una nuova figura, un bambino che per poter apprendere, nel limite del possibile, ha bisogno di un clima sereno e di un rapporto stabile DEVE subire tutto questo?
Ma non finisce qui, Signor Ministro. Mio figlio approda alla prima media (secondaria di primo grado) e sa cosa succede? Lei non ci crederà ma cambia nuovamente insegnante di sostegno e sa perché? Io spero che i solerti dirigenti ministeriali lo sappiano perché io non l’ho capito e non lo so. La spiegazione che mi è stata data è che l’insegnante di sostegno della scuola elementare non è abilitata per insegnare alla scuola media, come se mio figlio entrando alla scuola media potesse seguire il programma didattico ed educativo di questa scuola. Mio figlio, Signor Ministro, in prima media non sa ancora leggere e scrivere, deve necessariamente seguire un programma specifico che si adatti a lui ed al suo livello di sviluppo, programma che grazie a questo tourbillon ogni anno dobbiamo concordare di nuovo e ridiscutere con la nuova insegnante e con gli operatori della ASL. E così, ecco che in prima media, in barba alla continuità educativa e soprattutto senza alcun minimo rispetto umano, mio figlio conosce la sua NONA insegnante di sostegno.
Ma ancora non finisce qui, Signor Ministro. Pochi giorni fa ho saputo che l’attuale insegnante di sostegno, preparata, in gamba e disponibilissima, essendo stata nominata di ruolo, il prossimo anno se ne andrà, DEVE andarsene perché di ruolo!! Tutto questo, Signor Ministro, in barba alla disabilità. In seconda media mio figlio conoscerà la sua DECIMA insegnante di sostegno.
Concludo, Signor Ministro, sottolineando che le insegnanti di sostegno di mio figlio, che ringrazio tutte indistintamente per l’impegno e la passione che hanno dimostrato nel lavoro e per l’affetto dimostrato verso mio figlio e che ancora oggi dimostrano, sono sempre state costrette ad andarsene e lasciare l’incarico e questo in base a leggi e regolamenti degni di un paese incivile, in base a meccanismi che nulla hanno a che vedere con la disabilità ed il delicato ruolo che questi insegnanti ricoprono e sono state costrette ad andarsene dopo essere riuscite ad instaurare un ottimo e proficuo rapporto con mio figlio.
Lei pensi, Signor Ministro, che nonostante tutto quello che ho scritto sopra mi si dice che mio figlio deve considerarsi fortunato perché ci sono zone nel nostro bel paese dove i bambini disabili il sostegno scolastico neanche riescono ad averlo. Questa osservazione aggiunge vergogna alla vergogna.
Nostro figlio, Signor Ministro, come ed insieme a tanti altri bambini disabili, ha bisogno di lavorare molto, in modo costante e guidato da personale qualificato per raggiungere la massima autonomia possibile. Oggi nostro figlio, quattordicenne, non sa ancora leggere e scrivere e si esprime verbalmente con difficoltà. Chissà, forse in una scuola organizzata in un modo diverso e soprattutto in una scuola più attenta ai bisogni dei più deboli, nostro figlio oggi avrebbe qualche autonomia in più e, soprattutto, in una scuola diversa avrebbe goduto di un maggior rispetto.
La ringrazio per l’attenzione e Le auguro buon lavoro.
Angelo Borgna
giovedì 10 novembre 2011
14. NON TI LAMENTARE. DIARIO
Non ti lamentare. Non lamentarti. Non essere pesante. Non essere critico.
Pensa al meglio. Guarda al bicchiere mezzo pieno.
Ricette sentite più volte.
Non c’è dubbio, occorre essere propositivi, positivi, guardare e sperare al meglio, e lavorare per questo. Ma le due cose possono viaggiare insieme, anzi, debbono. Se c’è qualcosa di cui davvero c’è bisogno, è affermare, adesso più che mai, il diritto a un’opinione, il diritto a pensare per proprio conto, il diritto a formarsi un parere ed esercitarlo, e insieme il diritto di poter cambiare idea.
Di questi tempi, il verbo “contestare” pare abbia assunto una connotazione negativa. Il “contestatore” pare debba essere indicato all’indice come fosse un appestato, invece no, posizioni distanti e foss’anche antitetiche sono il sale della democrazia, che si fonda proprio sul confronto tra le parti, e non sulla delegittimazione e l’insulto, o peggio ancora l’ingiuria, che è per sé deprecabile.
Dunque voglio lamentarmi, esercitare il giudizio critico, esercitare il diritto al ragionevole dubbio, considerare le cose secondo il mio punto di vista e rimetterle in discussione. Migliorare. Crescere.
Solo così sarò in grado di proporre, e di cambiare idea.
Alla prossima allora
.
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Il Blog di HermesArtStudios
Random è un diario di viaggio.
In queste pagine pubblichiamo post relativi ad aspetti culturali, sociali, artistici, di ricerca e racconti di varia umanità.
Buona lettura.
www.hermesartstudios.com
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