domenica 30 marzo 2014

Documentario INFORMAZIONE ALIMENTARE (trailer)

martedì 10 settembre 2013

30. Perché non porterò i miei studenti a Pompei

Pompei e il disfacimento della cultura italiana

Insegno arte. Credo, da sempre, che il patrimonio italiano, fatto di bellezze storiche e panorami mozzafiato, sia la vera ricchezza di questo paese.
Come tanti miei coetanei, anche per me è venuto il momento di pensare seriamente di andarmene all'estero, cosa che poi non ho fatto, nella convizione che fosse meglio rimanere e lavorare per migliorare le cose qui, a casa mia, nostra.



Insegnare, tra le tante cose, credo significhi trasmettere da un lato la conoscenza, dall'altro l'amore e la passione che si riservano per una materia o per un certo argomento: nel mio caso, l'arte.
In Italia arte e storia vivono un connubio indissolubile. Infatti è improbabile pensare all'insegnamento della storia senza trattare la storia dell'arte, così come sarebbe inverosimile non raccontare agli studenti chi siamo e da dove veniamo attraverso le vestigia di popoli antichi che ci hanno preceduti e di cui siamo parte, che hanno lasciato in questo paese segni meravigliosi della loro presenza.

Nei molti viaggi all'estero, sono più volte rimasto colpito da come intorno a "quattro sassi", spesso davvero poco significativi, sorgano importanti strutture museali, con tanto di organizzatissimi bookshop, bar e sale multimediali a corredo, alimentando un notevole giro d'affari praticamente intorno al nulla.
Il "nulla" diventa chiaramente tale se confrontato con quanto abbiamo in Italia.
Se ragionassimo con questo criterio, dovremmo avere un percorso museale in ogni angolo del più remoto paesino di questa già fin troppo martoriata nazione.
Così, va con sé che non sia possibile avere musei in ogni dove, per quanto, da più parti non si fa altro che dire che archeologia, arte, paesaggi e prodotti tipici sono il nostro vero e unico petrolio. Eppure ci sono certi luoghi in cui, tuttavia, questo tipo di attenzioni, cura, rispetto e innovazione, te l'aspetti.
Sono luoghi come Pompei, entrati nell'immaginario collettivo del mondo intero, luoghi che in Italia davvero non mancano.

Allora decido di portare i miei studenti a Pompei, per vedere da vicino, da dentro, una città romana, meravigliosamente e inesorabilmente intatta: abitazioni, servizi, anfiteatro, strade, ville, postriboli, architetture, decori.



Agosto 2013. Vado da solo per un sopralluogo. Potrò immaginare un percorso e preparare delle lezioni.
Così, sono tornato negli scavi di Pompei, meravigliosa città romana pressoché integra.



In seguito alle mille polemiche nate a causa del crollo di una delle case ospitate nel sito archeologico (qualche anno fa - vedi post "Il crollo di Pompei"*), mi aspettavo che le cose andassero decisamente meglio.
Lascio giudicare chi, per scelta o per ventura, è capitato su queste pagine, come stiano le cose.



Ho fotografato più immondizia, cancelli chiusi, vecchi cartelli di lavori in corso, che bellezze archeologiche. Uno schifo.




Fuori dalla biglietteria la fila dalle 8 di mattina: francesi, tedeschi, giapponesi...
















Prima dell'ingresso una fila interminabile di bancarelle che ti vendono questo e quello, lasciando prefigurare le meraviglie dell'interno. È una vergogna. La città stava meglio trent'anni fa. Sono capitato in un tugurio a cielo aperto.
Non possiamo più aspettare, questo strazio e questo patrimonio, che potrebbe dare lavoro a centinaia di persone, ancora in mano ai burocrati.
Non ci sono parole per descrivere il disgusto che ho provato nel vedere lo stato di degrado del sito archeologico. Ho avuto i crampi allo stomaco per la rabbia.



Possibilità di sviluppo soppresse e cura del patrimonio storico vergognosa.
Vorrei chiedere conto di questo sfacelo, questa incapacità parte da lontano.

Un vero scempio. Un insulto continuo, a ogni passo, in ogni via, dentro ogni vicolo, di là da ogni divieto d'accesso e oltre ogni lucchetto.









































Potrei continuare con altre decine di immagini. Ne ho volutamente presa una sequenza a caso e mi fermo qui. Ditemi se meritiamo questa incuria, questo degrado.
Di seguito, si vede chiaramente lo stato di abbandono di questa villa romana, solo una delle tantissime sul percorso a ostacoli tra di divieti di accesso, sporcizia, ciarpame, polvere e vecchie transenne che migliaia di turisti provenienti da ogni parte del mondo vedono ogni giorno.





Una bella cartolina dall'Italia, non c'è che dire.
Chi sono i responsabili di questo sfacelo?

Certa politica è un danno per il paese.
Affreschi, mosaici, stucchi, lastricati, marmi, colonne, architetture, mura: tutto in uno stato d'abbandono. Persino i contenitori dell'immondizia hanno un che di sfasciume.



Alla fine del giro, deluso, mi convinco mio malgrado che non sia opportuno portare i miei studenti a Pompei. No, non è opportuno portare studenti a Pompei.
Dopo aver ascoltato un professore decantare tanto le arti e la storia, che nelle sue lezioni insiste su quanto sia importante e imprescindibile per il nostro paese prendersi cura del patrimonio storico-artistico, sia per rispetto della storia che per creare nuovo lavoro e nuova ricchezza, vedendo tutto quello sfacelo e quell'incuria, cosa penserebbero?
Imparerebbero che la storia e l'arte si possono trattare così.
No, grazie.
Chi vuole può immaginare queste poche righe come una provocazione, ma per me ce n'è abbastanza per non portare i miei studenti a Pompei. Spiegherò loro il perché di questa decisione.
Non voglio essere parte di un processo altamente diseducativo.
Del resto, viviamo anche di esempi.

F

 
* Note precedenti:
https://www.facebook.com/notes/federico-caramadre-ronconi/cultura-il-crollo-di-pompei/473799189760
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VERSIONE INTEGRALE:
"Perché non porterò i miei studenti a Pompei".

Pompei e il disfacimento della cultura italiana.

Insegno arte. Credo, da sempre, che il patrimonio italiano, fatto di bellezze storiche e panorami mozzafiato, sia la vera ricchezza di questo paese.
Come tanti miei coetanei, anche per me è venuto il momento di pensare seriamente di andarmene all'estero, cosa che poi non ho fatto, nella convizione che fosse meglio rimanere e lavorare per migliorare le cose qui, a casa mia, nostra.

Insegnare, tra le tante cose, credo significhi trasmettere da un lato la conoscenza, dall'altro l'amore e la passione che si riservano per una materia o per un certo argomento; nel mio caso: l'arte.
In Italia arte e storia vivono un connubio indissolubile. Infatti è improbabile pensare all'insegnamento della storia senza trattare la storia dell'arte, così come sarebbe inverosimile non raccontare agli studenti chi siamo e da dove veniamo attraverso le vestigia di popoli antichi che ci hanno preceduti e di cui siamo parte, che hanno lasciato in questo paese segni meravigliosi della loro presenza.

Nei molti viaggi all'estero, sono più volte rimasto colpito da come intorno a "quattro sassi", spesso davvero poco significativi, sorgano importanti strutture museali, con tanto di organizzatissimi bookshop, bar e sale multimediali a corredo, alimentando un notevole giro d'affari praticamente intorno al nulla.
Il "nulla" diventa chiaramente tale se confrontato con quanto abbiamo in Italia.
Se ragionassimo con questo criterio, dovremmo avere un percorso museale in ogni angolo del più remoto paesino di questa già fin troppo martoriata nazione.
Così, va con sé che non sia possibile avere musei in ogni dove, per quanto, da più parti non si fa altro che dire che archeologia, arte, paesaggi e prodotti tipici sono il nostro vero e unico petrolio. Eppure ci sono certi luoghi in cui, tuttavia, questo tipo di attenzioni, cura, rispetto e innovazione, te l'aspetti.
Sono luoghi come Pompei, entrati nell'immaginario collettivo del mondo intero, luoghi che in Italia davvero non mancano.

Allora decido di portare i miei studenti a Pompei, per vedere da vicino, da dentro, una città romana, meravigliosamente e inesorabilmente intatta: abitazioni, servizi, anfiteatro, strade, ville, postriboli, architetture, pitture parietali, mosaici, decori.

Agosto 2013. Vado da solo per un sopralluogo. Potrò immaginare un percorso e preparare delle lezioni.
E così, sono tornato a distanza di tempo negli scavi di Pompei, meravigliosa città romana pressoché integra.

In seguito alle mille polemiche nate a causa del crollo di una delle case ospitate nel sito archeologico (qualche anno fa - vedi post "Il crollo di Pompei"*), mi aspettavo che le cose andassero decisamente meglio.
Lascio giudicare chi, per scelta o per ventura, è capitato su queste pagine, come stiano le cose.

Ho fotografato più immondizia, cancelli chiusi, vecchi cartelli di lavori in corso, che bellezze archeologiche. Uno schifo.

Fuori dalla biglietteria la fila dalle 8 di mattina: francesi, tedeschi, giapponesi...

Prima dell'ingresso una fila interminabile di bancarelle che ti vendono questo e quello, lasciando prefigurare le meraviglie dell'interno. È una vergogna. La città stava meglio trent'anni fa. Sono capitato in un tugurio a cielo aperto.
Non possiamo più aspettare, questo strazio e questo patrimonio, che potrebbe dare lavoro a centinaia di persone, ancora in mano ai burocrati.
Non ci sono parole per descrivere il disgusto che ho provato nel vedere lo stato di degrado del sito archeologico. Ho avuto i crampi allo stomaco per la rabbia.

Possibilità di sviluppo soppresse e cura del patrimonio storico vergognosa.
Vorrei chiedere conto di questo sfacelo, questa incapacità parte da lontano.
Un vero scempio. Un insulto continuo, a ogni passo, in ogni via, dentro ogni vicolo, di là da ogni divieto d'accesso e oltre ogni lucchetto.

Potrei continuare con altre decine di immagini. Ne ho volutamente presa una sequenza a caso e mi fermo qui. Ditemi se meritiamo questa incuria, questo degrado.
Di seguito, si vede chiaramente lo stato di abbandono di questa villa romana, solo una delle tantissime sul percorso a ostacoli tra di divieti di accesso, sporcizia, ciarpame, polvere e vecchie transenne che migliaia di turisti provenienti da ogni parte del mondo vedono ogni giorno.

Una bella cartolina dall'Italia, non c'è che dire.
Chi sono i responsabili di questo sfacelo?
Certa politica è un danno per il paese.
Affreschi, mosaici, stucchi, lastricati, marmi, colonne, architetture, mura: tutto in uno stato d'abbandono. Persino i contenitori dell'immondizia hanno un che di sfasciume.
Alla fine del giro, deluso, mi convinco mio malgrado che non sia opportuno portare i miei studenti a Pompei. No, non è opportuno portare studenti a Pompei.
Dopo aver ascoltato un professore decantare tanto le arti e la storia, che nelle sue lezioni insiste su quanto sia importante e imprescindibile per il nostro paese prendersi cura del patrimonio storico-artistico, sia per rispetto della storia che per creare nuovo lavoro e nuova ricchezza, vedendo tutto quello sfacelo e quell'incuria, cosa penserebbero?
Imparerebbero che la storia e l'arte si possono trattare così.
No, grazie.
Chi vuole può immaginare queste poche righe come una provocazione, ma per me ce n'è abbastanza per non portare i miei studenti a Pompei. Spiegherò loro il perché di questa decisione.
Non voglio essere parte di un processo altamente diseducativo.
Del resto, viviamo anche di esempi.

F

domenica 31 marzo 2013

RANDOM INTERCULTURA

RANDOM INTERCULTURA
Utilizzo delle arti sceniche per integrazione culturale e arricchimento linguistico

Il progetto “Random, Intercultura”, è stato proposto e avviato durante l’a.s. 2007/2008 dai professori Francesca Bordini e Federico Caramadre e ha visto il coinvolgimento diretto di artisti e tecnici dello spettacolo, in squadra e di concerto con l’attività curricolare degli insegnanti.

A partire dal 2007, con la stesura e l’approvazione del progetto in una scuola pilota, sono state istituite lezioni specifiche sotto forma laboratoriale.
Il progetto formativo è un contributo all’integrazione culturale e alla divulgazione delle arti, realizzato durante gli anni scolastici 2007/2008 e 2008/2009.



Di cosa si tratta

L’obiettivo del progetto è sviluppare una serie di interventi didattici che abbiano un impatto positivo nel territorio di riferimento, con particolare attenzione ad alcune criticità riscontrate tra le nuove generazioni nell’uso della lingua italiana, oltre che nell’ambito dell’integrazione linguistica per gli stranieri.

In ambito scolastico, si è riscontrato nei ragazzi stranieri degli istituti un notevole disagio nell’approccio alla lingua italiana, inoltre, per gli studenti italiani, si verifica una generale mancanza di attenzione all’uso della lingua e del linguaggio che comporta, come conseguenza, un progressivo impoverimento del bagaglio lessicale, una capacità sempre più limitata ad esprimere concetti in modo organico e coerente, una difficoltà crescente nell’uso della lingua in modo consapevole e corretto e quanto più vicino possibile allo standard nazionale.
In aggiunta a queste problematiche, il personale docente segnala una scarsa dimistichezza di alcuni studenti nella capacità di lettura, sia espressiva (rispetto della punteggiatura, della pronuncia, delle pause e delle modalità interpretative) che globale, e nelle capacità di esposizione dei ragazzi in genere.
A latere di questa analisi, va segnalato che gli adolescenti, italiani e non, manifestano una sempre maggiore mancanza di fiducia in se stessi, di autostima; mancanze che determinano atteggiamenti di rassegnazione (ragazzi costantemente portati ad arrendersi alla prima difficoltà), o indolenza (mostrando di non saper tirare fuori quella grinta e quella voglia di fare che permetterebbe loro di superare gli ostacoli). In questo quadro si inserisce il difficile problema dell’integrazione, laddove differenti culture si ritrovano a convivere di fatto all’interno di un’aula senza una qualche reciproca conoscenza.

Il progetto “Random, Intercultura”, si presta a sviluppare una dinamica relazionale nelle scuole, all’interno del gruppo classe, che permetta di affrontare queste criticità sotto forma di gioco formativo e didattico.



Contatti
http://www.hermesartstudios.com/
http://www.federicocaramadre.com/educational/random/doc/


venerdì 15 marzo 2013

Marò

Sono accusato di omicidio.
Dicono che abbia sparato a due pescatori. Sfamavano le famiglie uscendo in mare aperto e riportando a casa la raccolta delle loro reti.
Intendiamoci, imbracciare un fucile è il mio mestiere.
Io e il mio collega siamo imbarcati sulle navi mercantili per proteggere il carico dagli attacchi dei pirati che in mare aperto, soprattutto lì, si sa, sono frequenti.
Adesso il problema è politico. Sì, perché quegli spari ci sono stati, è vero, ma in acque internazionali. Allora dovremmo essere processati nel nostro paese, il mio collega e io. Invece mi vogliono processare lì, i connazionali dei pescatori. Sono arrabbiati, lo capisco, ma io ho fatto il mio dovere. Il mio dovere era di proteggere la nave.
Per Natale hanno acconsentito che si ritornasse nelle nostre case.
Hanno mandato un aereo apposta, dall'Italia, per riportarci a casa.
Sono molto emozionato, faccio fatica a rendermi conto di poter respirare l'aria italiana.
Dopo l'atterraggio, all'aeroporto, sono saliti sul velivolo alcuni superiori. Io sono solo un sottufficiale. Hanno voluto che indossassimo le alte uniformi che ci avevano portato, ma ci hanno permesso di abbracciare le nostre famiglie prima, in privato. Sì, perché subito fuori, sulla pista, c'erano due ministri ad attenderci: il Ministro della Difesa e il Ministro degli Esteri. Due ministri tecnici, potevano esimersi dal farlo, invece erano lì ad accoglierci con tutti gli onori.
Hanno dovuto pagare una cauzione da 826mila euro perché potessimo tornare a casa per Natale.
C'era anche la stampa. Non ho mai visto tanti flash tutti insieme, più che al mio matrimonio. Abbiamo dovuto parlare ai microfoni, ringraziare pubblicamente le forze armate, il nostro paese.
Abbiamo avuto una giornata molto intensa al nostro arrivo. Ho sentito che qualcuno ci vorrebbe candidare al parlamento alle prossime elezioni. Ma ci pensa?! Io, un onorevole!
Oggi saremo ricevuti nientemeno che dal Presidente della Repubblica. Sarà un onore. Potremo stringergli la mano.
Come dice?!
Sì, siamo accusati di omicidio.


RANDOM MARO'


martedì 12 marzo 2013

La pagella agli insegnanti peggiora i risultati dei ragazzi

Scuola: gli insegnanti vengono valutati.

La riforma della valutazione arriva in applicazione al decreto sulle semplificazioni varato dal governo Monti nel 2012 per dare le 'pagelle' a scuole, insegnanti, presidi.
Se gli insegnanti sono valutati positivamente guadagnano più denaro.
La valutazione degli insegnanti dipende dai risultati degli allievi.
Gli allievi vengono valutati con dei test.
Risultato: gli insegnanti passano il tempo a insegnare agli allievi come superare al meglio i test.

Approfondimenti:

http://www.globalproject.info/it/in_movimento/qualita-totale-a-scuola-docenti-e-studenti-robot/13752

http://www.orizzontescuola.it/news/sistema-nazionale-valutazione-dal-governo-nuovo-colpo-alla-scuola-pubblica

http://www.flcgil.it/scuola/il-consiglio-dei-ministri-approva-in-limine-mortis-il-sistema-nazionale-di-valutazione-protervia-ed-arroganza-del-governo.flc

http://www.orizzontescuola.it/news/mania-valutazione


Il Blog di HermesArtStudios

Random è un diario di viaggio.

In queste pagine pubblichiamo post relativi ad aspetti culturali, sociali, artistici, di ricerca e racconti di varia umanità.

Buona lettura.
www.hermesartstudios.com



http://www.hermesartstudios.com/